Sotto il titolo Schizzi di storia contemporanea, il Montanaro ci manda questa prima corrispondenza.

Dalla Montagna, 16 febbraio.

1. Il compromesso politico. – Nelle penultime elezioni dietali, affine di dare una prova chiara ed esplicita che il Trentino è tutto d’un pensiero, che la autonomia è il desiderio di tutti, e che questa è d’impossibile conseguimento se non si va d’accordo non solo nel domandarla ma anche nell’usare i mezzi più efficaci per raggiungere lo scopo, si veniva tra i principali direttori dei partiti politici, il clericale ed il liberale, ad un accordo o compromesso politico, mercè il quale da ambo le parti si sospendeva la lotta elettorale e si accettava de bono et equo lo statu quo, dei seggi come erano allora occupati. Non era volontà dei compromettisti (e lo fu dichiarato pubblicamente) di sanzionare con ciò in eterno lo statu quo, con danno forse di una parte o  dell’altra, di un partito o dell’altro; era semplicemente una sosta nella lotta politica interna di fronte ad un comune inimico, sempre concorde (sebbene di varii partiti pur esso composto) a nostro danno, ed al quale si dava facile vittoria colle nostre scissure. Era tempo di far cessare il bel giuoco dei nostri avversari che godevano del divide et impera.

Il paese trentino salutò con gioia universale la tregua dei partiti locali, perché in essa travedeva un raggio più vivo di speranza per conseguire più presto lo scopo giusto, necessario, indispensabile a cui tendea l’autonomia. Ma non mancarono i puritani da una parte, e qualche ultraliberale dall’altra, che biasimarono questo passo come dannoso ai rispettivi partiti; però erano voci rare, ed a cui si dava ben poco peso. Giacché, a che mai star lì a scrupoleggiare sopra l’onore del primato, quando la casa abbrucia? La casa è di tutti due i fratelli, liberale e clericale; intanto salviamola, e poi ne faremo la divisione secondo i diritti ed i meriti. Quelli del Voralberg la salvarono pria di noi, ma furono concordi prima di noi; per loro fu gloria la concordia, per noi sarà delitto?

– Ma sarebbe stato meglio il non fare il compromesso, ripetono i puritani.

Ma il meglio quante volte fu nemico del bene! e per voler prendere la carne riflessa, quante volte casca quella reale, come al cane della favola!

I nostri politici d’allora, di ogni colore, in sicura coscienza si credettero col compromesso di fare un bene vero, reale alla grand’opera della autonomia, unica àncora di salvezza di questo disgraziato paese. Se altri poscia credettero di operare altrimenti, ciò non toglie che la loro intenzione fosse buona; e la storia deve constatarlo per debito di giustizia.

2. Le elezioni del compromesso. – In base dunque al compromesso avvennero le elezioni dietali del 1889. Tutto il paese da Mezzolombardo in giù fu fedele ai patti. Invece di lotta s’ebbero delle unioni elettorali improntate ad allegria e soave fratellanza. Valsugana, Trento, Rovereto, Riva e le Giudicarie elessero, senza il minimo screzio, i candidati del compromesso. Due collegi soli, quello delle valli del Nosio, e quello di Fiemme con Primiero, per colpa di liberali da una parte, e per colpa di clericali dall’altra, non stettero al compromesso, e si permisero di farvi due strappi, che suonarono male assai da principio, ma che la Provvidenza poscia acconciò a comun bene. Anche i nuovi eletti in onta al compromesso riguardo ad autonomia erano concordi cogli altri, e giunti tutti alla capitale dell’Inn, si formò tosto un comune entente cordiale. Visto però come il compromesso, per la prima volta praticato su tutta la linea, non corrispose ovunque; visto d’altra parte come tutti gli eletti, entro e fuori del compromesso, erano sul terreno nazionale uniti in una sola falange, e che quindi il fine ultimo dell’autonomia non sarebbe contrariato con altri modi elettorali, nei principali autori del compromesso venne meno l’idea della perseveranza, e ripetutamente si dichiararono che in seguito non si farebbero più compromessi, bastando la concordia allo atto pratico tra i candidati che sortissero nei vari collegi elettorali. Molto meno poi quel compromesso dovea estendersi alle elezioni del Consiglio dell’ impero, pelle quali nissuna delle parti compromettisteavea presi impegni. Un bene però dalla tregua dei partiti fu ottenuto, giacchè durante l’anno 1890 tutti i deputati dietali camminarono di conserva con un esempio di concordia mai avuto, a ricordo nostro, in questi ultimi tempi tra i rappresentanti del Trentino.

Dalla Montagna, 22 Febbraio.

3. La proposta dell’autonomia e la chiusura della dieta provinciale. – I nostri onorevoli intanto, vista la perfetta concordia che regnava tra loro sul punto nazionale, senza eccezione di partito vennero di comune accordo  compilando un progetto di autonomia quale il paese da tempo stava aspettando con ansia. Finalmente potè quello essere presentato nel gennaio 1891 alla Dieta, onde venisse discusso, ed accettato o respinto come tanti altri suoi fratelli. Bastò quella presentazione perchè fosse issofatto chiusa la Dieta. Chi mai, cui scorre sangue trentino nelle vene, non si sarebbe sentito offeso nel più intimo del cuore? I nostri tutti sentirono sul vivo l’offesa, ma non si accasciarono già; e valorosi difensori dell’onor nazionale, ancora sul luogo del rifiuto approntarono un memorandum di protesta, e tutti unanimi deposero il loro mandato e vennero a casa. Il paese approvò ad unanimità il loro operato, lodò la concordia loro, e li proclamò benemeriti della patria.

Le testimonianze d’affetto loro fatte all’arrivo in patria, i giusti apprezzamenti riportati in tutti i giornali del paese furono di lenimento non poco all’amara sorte loro toccata oltre Brennero. Chi mai avrebbe detto che per alcuni di questi benemeriti patriotti l’alloro ben presto sarebbe appassito?… I liberali, sempre bene organizzati nelle loro lotte, non mancheranno di far tacere le private gelosie, e di sostenere sempre finchè vivono i loro campioni, o ne faranno l’apoteosi se morti; ma i clericali non sanno imparare le lezioni sì facilmente, e la storia con dolore deve registrare che gli osanna di oggi, dati ai loro valorosi, domani o ben presto si muteranno in crucifigge.

Il finire dell’anno di grazia 1891 segna una dolorosa istoria pel partito clericale del Trentino, perchè mostrò lo spettacolo indecoroso dei fratelli che combattono i fratelli. Ma seguiamo l’ordine cronologico de’ fatti, a ricordo ed ammaestramento dei posteri, e, Dio volesse, ancora dei presenti.

4. Le elezioni del Consiglio dell’impero. Nella primavera del 1891, e precisamente in marzo, vennero indette le elezioni del Consiglio dell’impero. Non trovandosi più nè necessario nè conveniente, non si parlò di compromessi politici, ma ognuno dei partiti, sia clericale che liberale, si diede a camminare per la sua via. La via pei liberali era bella e preparata, perchè essi furono sempre un partito bene organizzato e fedele ai propri veterani, ma non così avveniva al partito clericale, il quale era diviso in più chiesuole. Vero, che la gran maggioranza del partito clericale stava unita sotto la divisa nazionale ed era capitanata da vecchi capitani che ben conosceano per esperienza l’odore della polvere bruciata in varie campagne, ma di fronte a questa stava un gruppo dei soliti puritani, i quali nel nazionale poco s’incontravano, perchè in quella qualifica vi trovavano tutte le macchie solari del cattolicismo nel Trentino. Visto però, che la divisione delle forze cattoliche avrebbe finito col facilitare una vittoria liberalesca, al momento di agire anche i clericali tutti del Trentino si unirono, ed effetto di quest’unione fu un programma elettorale chiaro, franco, esplicito, nel quale la partita nazionale avea lucidamente chiarite le tinte. Anche il comitato elettorale nominatosi e costituitosi portava nomi che da questo lato assicuravano il paese.

Fuvvi un po’ di titubanza da principio nello scegliere i tre candidati dei comuni rurali, ma si finì presto per intendersi, e n’uscirono tre nomi accettatissimi a tutto il Trentino.

Si venne alla lotta nei comuni rurali, ove c’è il grosso dell’esercito clericale, e tutti e tre i candidati proposti uscirono facilmente trionfanti dalle urne. Era da tempo che il partito clericale non avea simile trionfo. Quale la causa della vittoria? Certamente devesi ascrivere alla unione delle forze clericali, prodotta però precipuamente dal programma in cui venne accentuata la nota nazionale.

Ma la nota nazionale venia sostenuta dal grosso del partito del vecchi clericali, attorno ai quali aggruppavansi forti schiere del clero giovine e di quasi tutto il laicato clericale. Dunque il trionfo di quelle elezioni era dovuto in maggior parte a loro, o almeno, a far le parti generose, dovea essere condiviso tra tutte le forze delle varie chiesuole assieme collegate. Ma a vittoria ottenuta, non si vollero lasciare gli allori indivisi, anzi i novellini ai trionfi ne vollero essi la maggior parte, anzi quasi solo asè stessi, gondolando dalla gioia, attribuirono la causa causarum di sì bel colpo strategico, poco o nulla lasciando ai veterani fratelli. Fu giustizia?…

Come la recluta, che sopraggiunta nella lotta arriva a bruciare in qualche modo una cartuccia, si crederà che quella sarà stato il colpo di grazia dato all’inimico? Eppure se lo credettero i novellini. Ciò non fece però buon sangue ai vecchi commilitoni; ma questi, generosi sempre, lasciarono sbollire negli altri i primi vapori della vittoria, aspettando che in future battaglie le reclute s’arricordassero ancora dei loro capitani. E il momento non dovea farsi aspettar tanto, perchèdoveano seguire le elezioni suppletorie alla Dieta provinciale. – E intanto moriva il Popolo Trentino.

Dalla Montagna, 24 Febbraio.    

5.Le elezioni suppletorie alla Dieta. a) Accordi impossibilitati. – In conseguenza della dimissione del mandato di tutti i nostri deputati dietali, divennero necessarie nuove elezioni di supplemento. Di fronte alle cose avvenute alla Dieta nell’ultima sua sessione, quale era la risposta più naturale, più giusta e più parlante che dovea dare il Trentino? Quella, sicuramente, di rieleggere tutti i dimissionari. Lo stadio raggiunto lo richiedeva, e questo sarebbe stato un punto d’appoggio per saltare in avanti di un buon tratto e forse arrivare alla meta anzi il tempo creduto.

Ma a ciò fare s’incontrava lo spauracchio nero del compromesso, il quale, dinninguardi, non si dovea mai più risuscitare, cascasse il mondo tutto! Dunque?… Ognuno per la sua via, ecco il palladio della salvezza della patria! Ed i puritani si fanno redivivi, ingrandiscono a forza di lenti convesse la rovina del cattolicismo che sarebbe derivata da una nuova tregua coi liberali. Sempre generosi però i clericali nazionali! Non volete compromessi? Non volete tregua? Ebbene; anche senza compromessi la concordia potrà essere salva, basta che il bene del paese ci stia a cuore sinceramente. I clericali camminino per la loro via sull’esempio delle elezioni di marzo, ma non dimentichino il paese; e la nota nazionale che li fece trionfare nelle elezioni dell’impero, non sia dimenticata in queste per la Dieta: anzi quì è il vero campo di accentuarla quanto mai.

Benissimo. Via le chiesuole, unione di tutti i clericali in un sol corpo compatto e forte. Tanto meglio, riusciremo invincibili. Formiamo un programma netto, franco, esplicito, sinceramente, apertamente nazionale, migliore ancora di quello per le elezioni al Consiglio dello impero, giacchèquì ora si tratta della autonomia desiderata, voluta ad oltranza da tutto il paese. Dunque all’opera…

E quì incominciano le dolenti note. Vecchi e giovani conferiscono per raggruppare tutte le forze clericali in un sol fascio e spingerle a battaglia cor unum et anima una, per Dio e per la Patria trentina. I veterani di ieri sono i capitani dell’oggi, e questi spiegano chiaramente ch’essi sono pronti a combattere fino all’ultimo quando sulla bandiera appaia luminosa la scritta della nazionalità subito dopo quella della Religione. Ma il paese, dopo una lunga storia dolorosa, e dopo gli ultimi fatti dietali, è fermamente convinto, che si debba venire a quella tattica di combattimento che astensione si chiama, arma temuta dagli avversari, e proficua ai deboli. Noi – così i veterani – non vogliamo star contro al paese in questo suo giusto criterio, noi stiamo per l’astensione francamente. Le ragioni, che a ciò fare ci persuadono sono molte e forti, fra cui questa: che fra le nostre file vi sono tutti i deputati dimissionari, i quali se venissero eletti non possono ritornare colà dove si ebbero quello schiaffo di data sì recente. Questa è la via che fu intravveduta e incominciata dai nostri maggiori, rotta poi da inesperti figli, ma che ora con felici auspici s’incamina da tardi nipoti.

– Ma questa è la via dei liberali, e non deve essere la via nostra…

– No, è la via del Trentino tutto; i liberali la capirono meglio di noi e presto; e se noi non vogliamo dividerci dal paese, se noi non vogliamo tirarci adosso un enorme addebito di antinazionalità, dobbiamo battere anche noi l’astensione.

– Ma su questo punto noi non andiamo d’accordo, insistono i novellini; e per essere un po’ più creduti lo fanno dire e ripetere da un maggiore di loro che prese a capitanarli, abbandonando così i commilitoni d’un tempo. Noi stiamo per l’intervento alla Dieta.

È inutile il sottomettere loro gli argomenti più convincenti, le ragioni più forti, i bisogni più urgenti che militano per l’astensione; essi, senza argomenti, senza ragioni, si ostinano nell’intervento.

– Ma se vi ostinate in ciò, avrete tutti i clericali del Trentino divisi, la gran maggioranza sarà a voi contraria, sarà proprio un perdere quello che si ebbe guadagnato nelle elezioni di marzo, vi mostrerete proprio antinazionali, antitrentini, e fatti apposta per fare gli affari dei vostri avversari.

Tutto fiato sprecato. Que’ pochi, come fossero nati allora, o come calamitati da una fata importuna, si vollero tener fissi nel programma dell’intervento. Ora, la gran maggioranza clericale, che era per l’astensione, si doveva assoggettare ad una debole minoranza che volea l’intervento? Non già; sarebbe stato il più enorme tradimento. Fu quindi impossibile l’intendersi e l’accordarsi.

Ma ecco le fatali conseguenze: i veterani abbassano le armi di fronte alla tracotanza delle reclute, che da sole vogliono intervenire pella salvezza della patria, ed i nobilmente illusi per non essere chiamati massoni nè tirolesi, per non giurare certi patti, diedero un addio al mondo e si fecero frati. Poco su poco giù erano queste le ultime parole di un indimenticabile trapassato, colle quali faceva il suo testamento politico.

b) gli interventisti in evoluzione.

Il partito dell’intervento, fattosi così padrone sole ed assoluto del campo, ben presto s’accorse d’avere assunto una gravissima responsabilità. Spaventato dall’abisso aperto per sua colpa nel campo clericale, viste le grosse forze che col suo operare sarebbero ridotte all’inazione, considerato come il paese con solenne plebiscito avrebbe lasciato i pochi giovani capitani senza milizie, ben si guardò dal pronunziare in pubblico la parola intervento con quella sicumera che ripeteasi nelle riunioni.

Le elezioni suppletorie alla dieta batteano alla porta; il tempo incalzava; i liberali aguzzavano le armi con più ardore nella fidanza ch’essi soli ora avrebbero spiegata la bandiera voluta dal paese; non c’era dunque tempo da perdere. Ma guai al nuovo partito se avesse spiegata apertamente la bandiera dell’intervento! Un enorme fiasco elettorale sarebbe venuto ad ecclissare non solo, ma a distruggere i suoi pretesi allori di marzo! – Dunque cambiamo bandiera? – No; sarebbe dare ragione troppo presto ai fratelli abbandonati. – Meno male però; il rinsavire non è colpa, ma merito. – è troppo presto ancora il tempo della penitenza; ma dunque che cosa si fa? I puritani dovranno venire alle mezze misure? Non è meglio questo ripiego? Sulle parole della bandiera, ove sta l’intervento, ci metteremo un doppio taccone, di un luccicore tale, che abbaglierà molti; ecco le magiche scritte: Indipendenza da ogni partito dissenziente dai principi cattolici, e libertà d’ intervenire o meno, di andare o restare. Vero, che l’operazione sarà fatta in modo che quegli dagli occhi sani vi intravvedranno la scritta primiera; ma i miopi sono tanti ancora, e vedrete che la schiera che seguirà il nuovo vessillo non sarà piccola. 

Dalla Montagna, 26 Febbraio.

c) Una dichiarazione male arrivata.

I deputati dimissionari, in questo frattempo, sentono il bisogno di fare una dichiarazione ragionata di fronte al paese sulla via ch’essi sarebbero per prendere qualora venissero eletti. Essi finiscono di dichiarare che sarebbero francamente astensionisti. Due soli di loro clericali, non firmano la comune dichiarazione; uno però si professa astensionista, l’altro si rimette alla volontà dei suoi elettori nel caso fosse rieletto.

Non avessero mai fatto questo passo i nostri clericali dimissionari! Mettere la loro firma accanto a nomi liberali? Fu delitto imperdonabile!… Non avete giurato di non far più compromessi? Non avete accettata la gran frase: ognuno per la sua via? Ma, e dunque, perchè ancora a braccetto dei liberali? Non vi riconosciamo più per cattolici, non avrete più il nostro appoggio, anzi vi rigettiamo assolutamente… È storia… Sono fatti recentissimi… – Da quì innanzi dunque non potremo più mettere denari alla Cassa di risparmio, per non arrischiare la nostra firma accanto a quella d’un liberale? Vade retro Satana !…

d) Comitato e Circolari elettorali.

Le elezioni non si possono fare regolarmente senza comitati e rispettive circolari-programmi. Dunque è necessario un comitato pel nuovo partito. – Ma che comitato? Non c’è già bello e fatto quel comitato che ci condusse ai trionfi della primavera?  Esso è il non plus ultra: vorremmo sconfessarlo? – Ma in quello figurano certi nomi, certe persone dallo stampo vecchio, ci sono tra loro degli astensionisti di tutta forza. Oh! guai a lasciarceli… – Anzi sì; meglio meglio sarebbe lasciarceli; non accetterebbero di figurarvi più, perchè i furbacchioni leggerebbero anche sotto la divisa trasparente. – Via gli scrupoli, siamo soldati ora, e non reclute; le evoluzioni le sappiamo fare con franchezza noi. Radiamo quei nomi e pubblichiamo francamente: che il Comitato cattolico, quello stesso che ebbe il vanto di condurre alle urne ed alla vittoria le falangi cattoliche nel marzo, è pur quello che ora inizia e ingaggia la nuova lotta e prepara nuove vittorie. E per vero, tutto ciò è detto in testa alla circolare-programma dei 2 settembre 1891.

– Ma il paese s’accorgerà della radiazione! – Ecco nuova combinazione da far tacere tutti: assieme a quei tre leveremo un quarto, ma quello lo serberemo in petto per farlo il nostro candidato ex corde. Anzi sta bene escluderlo dal comitato, chè un po’ di modestia, per bacco, bisogna ben conservarla! La sarebbe di nuovo conio che il comitato lavorasse dì e notte per poi eleggere sè stesso! Non vi pare? – Ben pensata; e così i tre stanno, in buona compagnia, ed i pesciolini correranno all’amo.

Ora pensiamo al programma. Giudizio però; son cose che vanno alla luce del sole; sono documenti che restano per la storia. Bene, bene, le cose si faranno a modo.

Intanto, primo primis, ci metteremo la parola «libertà»; caspita! non siamo mica czaristi noi! Dunque, i nostri candidati saranno cattolici sopra tutto; quindi liberi da ogni patto; indipendenti da ogni partito dissenziente dai principi cattolici. – Ma potrebbe darsi che il paese si sentisse di volere i suoi deputati d’accordo con tutti in certe questioni, nelle quali la patria c’entra più di tutto, anzi esclusivamente. E allora?… – Permetteremo generosamente ai nostri una comune azione nei casi in cui sia richiesta dal comune vantaggio. Ohe? Così si va nel programma dei nostri fratelli rinnegati! – Non è vero; essi si condannarono da sèpreventivamente ed incondizionatamente, noi no; ci condanneranno poscia tutt’al più, o ci lascieremo condannare. Non vi pare?…

– E sul punto dell’astensione, che forma il cavallo di battaglia e la parola d’ordine di tutto il Trentino, come fare a cavarsela? Escluderla dal programma, come sarebbe nostro desiderio, ci porterebbe la jettatura; metterla netta e tonda? – Oibò! Ma ecco la frase che farà colpo: ai nostri candidati, senza adottare il principio dell’astensione, sarà libero d’intervenire alla Dieta o d’astenersene secondochè nella loro coscienza giudicheranno a detta delle circostanze. Va bene, così? – Troppa grazia S. Antonio! Che cosa ne diranno poi i nostri amici politici? Accuseranno noi pure d’astensionisti! – Andate là, siamo conosciuti noi; gli amici capiranno il gergo, e la verità salterà fuori sotto i versi strani.

Dunque detto, fatto. Il programma è divulgato ai quattro venti sull’orizzonte trentino ai primi di settembre 1891.

Dalla Montagna, 28 Febbraio.

e) Impressioni varie.

Tante teste, tanti pareri. La circolare-programma è già in mano ai presunti capi elettori. I pochi purissimi, sparsi (rari nantes) nel pelago tridentino, i quali si aspettavano dal Comitato un programma esplicito d’intervento (come ne dovea venire dalle premesse) si scandolezzarono da ingenui nel ricevere un programma quale non lo avrebbero forse concepito gli schiavi del liberalismo, cioè i nostri clericali che furono. Uh! si diceva, lasciare libertà di andare o restare è troppo. Bisogna intervenire assolutamente; c’è l’affare della scuola; ci sono i nostri fratelli d’Innsbruck che ci aspettano senza fallo; c’è il Governo che ci desidera! È troppo, è troppo! Ma ecco i puritani a rassicurare gl’ingenui, come qualmente in tempo di lotta gli stratagemmi ci vogliono, e che questo, data la fonte d’origine, era proprio tale. E que’ buoni si acquetarono.

Ma la gran maggioranza del paese clericale-nazionale intese il latino, e lasciò dormire la circolare-programma; e, per non dire peggio, la mise agli atti fra i pezzi da non evadersi. Non mancarono gli ursorii; ma fu un predicare al deserto. Udite dalla bocca stessa dei compilatori la dolente nota, in data 2 dicembre, dunque tre mesi dopo precisi: Questo programma…. dall’epoca nella quale venne proposto fino a qui, fu da taluni messo in sospetto, male interpretato, combattuto, trascurato. Dove troveremo la causa di questi sospetti, di queste cattive interpretazioni, di queste trascuranze? Nei dimissionari, dicono quelli del Comitato. È vera questa accusa, o meglio non sarà colpa di coloro stessi, che postisi ad ingaggiare una lotta di fronte alla volontà del paese, non ebbero il coraggio di dire le cose nette e chiare? Si gridò ancora alla mistificazioni; ma chi mistificò il paese, se non coloro che usarono i mezzi termini, che fecero le evoluzioni, e che da interventisti sfegatati si coprirono poscia colla veste della guerra al liberalismo e dell’ibis redibisnon di andare o non andare alla Dieta? Ma, si ripete, furono i liberali che vennero fuori col tranello dell’astensione per avere modo di vincere qualche seggio; chè altrimenti sarebbero restati vinti in tutti i collegi. Invece, si può rispondere, i liberali conobbero meglio la situazione, capirono che il paese vuole l’astensione e non già un partito; e sostennero il paese in questo punto, e l’astensione con ciò divenne la condizione sine qua non d’essere patriotti o meno.

Ma v’ha di più. I liberali per guadagnare proseliti al loro partito, lasciate le fisime, assunsero di appoggiare tutti que’ candidati che a priori stavano per l’astensione, di qualunque colore essi fossero; e que’ clericali stessi, che furono sconfessati e rigettati dal Comitato cattolico, perchèastensionisti, anche questi furono proposti dai liberali. Fu politica quella, e politica veramente ammirabile! Col purismo si va poco avanti ai tempi che corriamo! Il Comitato cattolico avea belli e preparati, se li voleva, nove candidati già esperti e ben voluti dal paese; se li avesse accettati e vi avesse aggiunti degli altri nomi per formare la dozzina, quella dozzina sarebbe riuscita; ma si volle rinnegarli, o per farli suoi il Comitato pretendeva da loro che si battezzassero colle acque torbide del suo nuovo programma politico. E da qui venne quell’enorme errore che portò la confusione nel campo cattolico. Lo vedremo, nei preparativi immediati alle elezioni e nelle elezioni stesse.

Dalla Montagna, 1 marzo.

f) Alla vigilia delle elezioni dietali.

La confusione nel campo cattolico è al colmo. Il paese tutto vorrebbe rieleggere i deputati dimissionari. I clericali nella gran maggioranza, camminando per la loro via, vorrebbero prima di tutto i vecchi deputati, tra i quali si notano uomini dotti, religiosi e giusti, leali e franchi, pratici degli affari per lunga esperienza parlamentare. Ma il Comitato ha una via tutta sua propria, e dei vecchi dimissionari non ne vuol sapere, perchè di quegli ostinati neppur uno volle piegare il capo al suo programma. Ma gli elettori ci sono per nulla? Vero che il Comitato lascia agli elettori la proposta e la scelta dei candidati, ma solo per deferenza, non già per diritto. Se al Comitato accomoderanno i prescelti, li spalleggerà, se no? li abbandonerà a sè stessi, quando non arrivi a farne surrogare altri di suo piacimento. Gli elettori finalmente si fanno vivi; unioni di quì più o meno palesi, conferenze di là più o meno numerose. Essi conoscono, nella generalità, i propri diritti; quindi propongono i loro candidati, e non mancano coloro che in un modo o l’altro li fanno sapere al comitato. Dal collegio di Rovereto-Riva p. e. si propone un dimissionario, ed altro clericale cui dovrebbe piegare il capo il Trentino tutto. La Valsuganatien duro con due dimissionari. Fiemme-Primiero non si commovono punto; duri nei loro fidi, in barba al fatal compromesso, durissimi li sostengono ancora adesso. Le Giudicarie imitano l’indipendenza primierese e propongono due nomi nuovi. Solo Trento e le Valli del Nosio sembrano fedelissime al trono. A queste notizie il comitato vuol perdere la testa; ma rinforzato da nuovi uomini, senza tanto badare alla bussola, remiga, voga, tutto mette sossopra pur di arrivare alla riva almeno in qualche modo. Non sono però inutili le sue manovre. A Rovereto e Riva giunge a scartare l’ambo proposto, e vi fa surrogare due nomi tutti suoi. In Valsugana propone ancora altri due, per onor di firma almeno; in Giudicarie fa prova di eliminare almeno uno che non gli fa buon sangue, ma non vi riesce, e facendo di necessità virtù accetta la lista… Nei due collegi fedeli propone i suoi dal cuore, sebbene qualcuno non accetti esplicitamente il programma; ma non v’ha dubbio, sono tenuti puri e senza penombre; è questo che ci vuole; dunque avanti alla battaglia su tutta la linea. Suonan le trombe.

g) Il 16 dicembre 1891.

Tutto il Trentino è in movimento, da tutte le parti è un accorrere alle urne per la Religione e la Patria che variamente pericolano. I seggi sono già occupati dalle commissioni elettorali; vi è di tutto, bona mixtamalis: purissimi, mezze tinte, rinnegati, liberali, governativi ancora. Il motto d’ordine della battaglia ingaggiata dal paese è: astensione. I veterani d’un tempo non si vedono; furono messi all’ostracismo, e quindi attendono in pace il verdetto del paese; se mai furono rei di tanta colpa si vedrà allo spoglio. L’ora è suonata; le urne si vuotano, e… risorgono i morti… Cinque tra i clericali dimissionari messi all’ostracismo, sono solennemente risollevati dalla immeritata censura pei voti numerosi del paese. Altri due vengono eletti ma con programma e antecedenti di astensione; un altro è liberale e quindi non è dei nostri; e quattro sono finalmente i liberi dell’andare e del non andare, i puri senza penombre! Vittoria! si grida a squarciagola: trionfo mai più veduto nel Trentino! si ripete con asseveranza. Undici clericali usciti dalle urne sopra dodici seggi! Anzi sarebbero dodici, se i traditori del collegio di Rovereto non ci avessero guastata la vittoria. Bastavano i tre o quattro voti di coloro che mancarono alla consegna all’ultima cartuccia! Uh! i vigliacchi!! I loro nomi saranno registrati tra i fedifraghi più obbrobriosi… Proprio così?… E quello di aver scartato ai clericali di Rovereto e Riva i candidati da loro proposti, e che aveano la probabilità di riuscire 90 su 100, non lo contai per nulla? E se quei fedrifaghi avessero voluto darvi una lezione: che impunemente cioè non si offende un sacrosanto diritto degli elettori? Se con ciò avessero voluto rimandare in gola al comitato quella frase anticostituzionale e peggio, la quale suona: Deputati che per deferenza si lasciavano proporre degli elettori? Allora? – Infine chi vinse? A chi l’onore della memoranda giornata? Un orbo-miope lo vede. Coloro che mossero terra e nubi arrivarono a mettere assieme (siamo generosi) quattro deputati; coloro che giaceano nella polvere calpestati, morti e sepolti, se n’ebbero (e qui siamo avari) cinque. è chiara sì o no la risposta? E si ebbe il fegato di gridare ripetutamente al trionfo, alla vittoria là donde si avrebbe dovuto con silenzio eloquente meditare alla solenne lezione!..

Ma e dove si lasciano gli altri due clericali usciti dalle urne? Non si devono appaiare coi quattro di sopra e così fare sei? Non lo dissi che questi due furono subìti (per energia degli elettori) dal comitato, il quale fece di necessità virtù spalleggiandoli, sebbene non avessero accettato nè prima nè poscia il famoso programma? Teste dure quelli lì; non usano piegarsi a forche caudine. Immaginatevi se si vorranno addattare alla volontà di un Direttorio qualunque! Dunque fiasco e non trionfo.   

Dalla Montagna, 4 marzo.

Conclusione. – Dalle cose riportate a più d’uno ritornerà il desiderio di sapere chi sia questo montanaro sui generis che con piglio così sicuro spiattella certi fatti e verità cui non s’è avezzi da tempo. È effetto del sangue italiano che scorre nelle sue vene, il quale vuole che si scriva come si sa e si pensa, senza incartocciature, quando si è persuasi di fare il bene della patria. Ma con questo modo si va ad offendere il terzo ed il quarto! E che mai importa ciò? E se questo terzo e quarto facessero del male al mio paese, fosse pure anche in buona fede? Io non guardo a loro; guardo al bene comune e non a quello privato, e tiro avanti. Ma con ciò non hai finito? Eh, signori no, attenti ora alla morale. Forse più d’uno dovrà confessare che per un montanaro è molto. Sentite dunque: non basta condannare il passato, quando fu mal fatto, ma è necessario pensare a porvi radicale rimedio per avviare un avvenire migliore. E come fare? Amandoci tutti noi clericali del Trentino sotto un solo vessillo – Dio e Patria. –

Dio, e qui siamo tutti d’accordo in antecedenza, il nostro programma sta da anni registrato su questo punto nel libro d’oro, il Catechismo

Patria, e per patria noi intendiamo la patria trentina, non mica quella della Australia, o della Patagonia, e nemmeno quella d’oltre Brenner o sotto Peri. Per questa patria è necessaria un’amministrazione sua propria, assolutamente sua propria; il lasciare andar le cose altrimenti sarebbe un lavoro contro la patria. Quindi autonomia del Trentino; e per questa autonomia dobbiamo lavorare di mani e di piedi, sempre, in tutte le occasioni, con tutta franchezza, senza mezze misure, con tutti i mezzi che ci dà e permette la legge, ed in tutti i modi permessi dalla coscienza di cattolici e dal dovere di sudditi fedeli.

Trentini! Che cosa ne dite di questo chiaro programma? Non lo abbraccierete tutti con entusiasmo? È l’unico in cui si possano unire tutte le forze clericali del paese; questo è il momento più opportuno per farlo. Dunque organizziamoci su questo programma con criterii generosi e punto esclusivisti: un cor solo, un solo spirito, per Dio e per la Patria cammineremo a sicure vittorie.

Sotto questa bandiera non pretendiamo di camminar noi soli dal vecchio stampo, ma desideriamo che s’accolgano a raccolta tutti i cattolici del Trentino, e in modo speciale il laicato cattolico; anzi è in modo speciale ai laici che noi ora facciamo appello, è in loro che poniamo le più belle speranza. Il Clero trentino camminerà sempre ai suoi fianchi fido consigliere, viaggiatore, amico, compatriotta sincero. Ma nelle battaglie della patria devono essere i laici gli alfieri che piantano la bandiera sui bastioni della cittadella assalita. Il Clero seguirà la mischia sul Carroccio benedicendo ed animando. Ed i valorosi tra il laicato saranno forse pochi? No; noi li conosciamo, noi già abbiamo più volte udite le loro ardenti brame: un programma netto e franco di cattolici e di nazionali aspettiamo noi. Fuori chi ce lo porga e noi lo seguiremo con ardore. Ebbene, il programma, che ora vi si offre, vi piace? Non vi sembra il più naturale pel nostro amato paese? Non è quello che da tempo voi desiderate tutti? Via adunque le meticolosità, le viste secondarie, e le reciproche recriminazioni. Parole dette e stampate le furono molte; i fatti pochi fin qui. Uniamoci tutti e proviamo colle opere che anche i cattolici sanno amare la patria e difenderla nelle battaglie impegnate per la sua esistenza, per la sua prosperità.

Il montanaro.

Dalla Montagna. 7 aprile

Ai prossimi parenti e ai lontani ancora due parole di coda

            Le conseguenze corrono veramente giusta le premesse. Ricordo benissimo il conte Zio del Consiglio segreto. Era la sera del 17 marzo, se la memoria non mi falla, e già fin d’allora era stabilito ciò che sarebbe avvenuto. Lo capirono tutti quelli che aveano le orecchie sane. Furono gli elettori che non capirono il latino sotto i versi strani del programma venuto poscia. I quattro eletti quindi, che nulla seppero dei trattati segreti, indipendenti fino a seguire ad occhi chiusi chi li ha loro bendati, si lasciarono e si lascieranno condurre dal conte Zio sempre, o a dir meglio finchè gli elettori non intenderanno che puritani altro non significa che tirolesi. Ma basta; sono inutili altre spiegazioni. Lo scopo dei miei Schizzi di storia contemporanea era quello di venire all’unione di tutte le forze clericali del Trentino sotto il vessillo di Dio e Patria (vedi Famiglia Cristiana del 7 marzo n. 28). Non era diretto solamente al clero il mio appello, ma anche, anzi in modo speciale, al laicato cattolico. Le amare ma pure innegabili verità da me accennate di volo, lungi dal toccare le persone, toccavano il sistema sbagliato e fatale. Bisogna ritornare dunque ai bei tempi dell’entente cordiale degli anni che furono; l’unico anello d’unione mi pare il programma da me accennato e delineato in poche (?) ma chiare ed esplicite parole. Sarà esso ascoltato? A tutti io stringo pel primo la destra offrendo loro la mia. Sarà un predicare al deserto? Nuovamente illuso, senza altri esperimenti mi ritirerò sulla più alta e recondita balza della mia montagna, e piangerò a lagrime inconsolabili sulle sorti della mia patria sì bella e perduta.

Il Montanaro

Soggetto produttore:“La Famiglia Cristiana", n. 21, nn. 23-28 e n. 42
Data:19/02/1892, 24/02/1892, 26/02/1892, 29/02/1892, 02/03/1892, 04/03/1892 , 07/03/1892, 11/04/1892
Pseudonimo:
Descrizione:Saggio politico, composto da 8 articoli, in cui don Guetti ripercorre le vicende del partito cattolico a partire dalle elezioni alla Dieta di Innsbruck del 1889 fino alle elezioni dietali del 1891. Lo scopo dello scritto, come riportato da Guetti, era quello di unire le forze clericali sotto un’ unica bandiera rappresentata dal motto “Dio e Patria”.