(nostra corrisp. spec.)

Giudicarie, 20 Xbre.

      Rustica progeniesnescithaberemodum. È vecchio il detto, ma sempre vero.

      Entro in un filò, dove stanno raccolti in buon numero uomini e donne; queste intente alla rôcca ed al fuso, quelli a far le chiose ad un libro or ora letto. Entro nel maggior calore della disputa tra due di quelli che erano tenuti dall’assemblea per i più studiati. Al primo vedermi, naturalmente, si fece silenzio, ma in modo da far capire al più inesperto, che sarebbe stato momentaneo, perché la diatriba non sembrava che appena incominciata.

      – Che cosa avete mai di straordinario questa sera, da fare un sussurro di ca’ del diavolo? tosto io chiedo.

      – Giusto lui, che forse la sa più lunga di noi; ci dica se non è questa roba da chiodi, e se questi libri d’agraria non meritano d’essere buttati tutti al fuoco….

      – Oh! per bacco; che cosa vi ci trovate da venire a queste cocenti conclusioni?

      – Che cosa ci troviamo? Uno dice una cosa, l’altro la contradice… Uno, pel bene del paese, propone questo, l’altro asserisce invece che è un male… Dunque alla malora ambidue, e facciamo quello che la nostra dura testa ci dirà di meglio.

      – Ciò non lo credo; sarà forse proprio la vostra testa dura che prenderà lucciole per lanterne.

      – Come, ci tiene proprio per babbei addirittura, incapaci di distinguere tra il si ed il no?

      – Non dico questo; ma mi pare impossibile trovar contradizioni in libri scritti nello stesso paese e per i contadini dello stesso luogo.

      – Eh! Veda qui; il Bollettino della Sezione di Trento del Consiglio Provinciale dice a pag. 271, N.91, di dare all’attività bacologica uno sviluppo maggiore, mettendola su basi più vaste e più stabili, o, come si sa, col fabbricare un luogo apposito per la confezione del seme cellulare, onde poter disporre a beneficio del paese di un quantitativo di oncie ben più numeroso del presente.

      – Si, vero; perché è ancora poca cosa quello che fa in proposito il Consiglio d’ Agricoltura.

      – Senta invece che cosa dice l’Agricoltore, giornale, per chi nol sapesse, per gl’interessi della classe rurale nel Trentino. Legga qui a pag. 149 del N° 10: “che se poi volessimo riflettere che la malattia del baco da seta, per la quale il microscopio rese nei passati anni servigi importantissimi, nell’epoca che trascorriamo e per le sementi di razza verde, ha perso assai della sua prima intensità, tanto da non esser più una malattia pericolosa, – certamente non al grado di rendere necessario che tutto il seme da destinarsi per allevamenti industriali sia assolutamente cellulare, – allora dobbiamo confessare che di fronte al consumo di tanti mezzi impiegati in quel ramo d’attività dal Consiglio, il vantaggio ci comparisce effimero, addirittura”.. Poi legga qui la continuazione a pag. 162 del N. 11… “Ma al giorno d’oggi – chi non vede che le condizioni sono mutate, e che un tal mutamento lo si vede specialmente alla diminuita intensità della malattia che si combatteva? Bisognerebbe ben esser ciechi da tutti e due gli occhi per non rilevarlo, quando non si preferisca chiuderli apposta, come i semai di pura speculazione! In tale stato di cose, quindi, lo stabilimento bacologico del Consiglio provinciale, venendo in attività in quest’ultimo triennio, si poteva dire sia arrivato coll’ultima corsa, e mettendosi a far seme cellulare su larga scala, con un dispendio non reclamato dalle esigenze di una riproduzione a scopo industriale, apporta un’ utilità che noi riteniamo francamente non corrisponda alla spesa… Il tempo della confezione pura cellulare e rispettivi stabilimenti, riunita in mani capaci e energiche, così da risolvere il problema della riproduzione seme su larga scala, un tal tempo è passato; spendere troppi denari per un tale scopo, se può ancor, per qualche lato e tempo, esser utile – non è neppur scevro dal pericolo di riuscir dannoso”.

      – Basta così; avevate proprio ragione dicendo che questi due giornali agrari si contraddicono perfettamente.

      – E dunque, non è il caso di scaldarsi e di gettarli al fuoco ?

      – No, piano, perché chi sa che da questa bega non venga fuori più chiara la verità sui veri bisogni del paese in proposito?

      – E come potrebbe ciò darsi? Noi non vediamo il modo di usciirne. – Qui ci è perfetta contraddizione; è impossibile che uno o l’altro di questi giornali non abbia torto.

      – Il torto, come la ragione, non si possono tagliare così netti da essere perfettamente divisi, specialmente in questo caso; e se voi mi ascoltate, cercherò di dare ragione a tutti due i giornali in qualche punto, senza dare tutto il torto ad uno solo.

      – Ma come ?

      – Scusate, se prendo una volta lunga, ma verremo alla conclusione senza rompere le gambe a nissuno. – Sapete già che, fin dall’anno scorso, noi abbiamo istituito qui inter nos, senza tante solennità, una società cooperativa bacologica, allo scopo di confezionare da noi stessi parte del seme bachi industriale, che pel passato eravamo usi comperare a caro prezzo dall’estero e senza essere sicuri della sua buona qualità.

      Per ciò fare abbiamo scelto tra le partite di bachi più ben riusciti in paese e provenienti da seme cellulare, quattro lotti di bellissimi bozzoli verdi e uno incrociato bianco-verde. Fatto lo scarto e la spelatura e messe le gallette sulle arpe, si attesero le prime farfalle per provinarle al microscopio sul grado d’infezione corpuscolare, per vedere se meritano di essere ammesse o no alla confezione di seme industriale, giusta le comuni prescrizioni e le speciali, segnate appunto nell’articolo sull’ “Alto Adige”. Due partite, perché segnavano un’ infezione del 90 % e più, furono passate subito alla soliatura, e con poco danno pel peso diminuito, si vendettero. Le altre due partite e quelle incrociate, perché segnavano un minimo grado d’infezione furono ritenute. Fatto lo scarto delle farfalle che si presentavano brutte, si fece il seme sulla tela; a tempo opportuno fu levato, lavato e messo a piccoli strati in una camera d’inverno, impedendo gli sbalzi di temperatura ecc, in una parola in una vera camera d’ibernazione, per dirla con una parola tecnica. Furono fatte 70 oncie di seme bachi da 27 grammi l’una, e fatti i conti della spesa per compra de’ bozzoli, spelatura, sfarfallazione, e dell’introito delle bucate, senza nulla contare i locali di sfarfallazione e d’ibernazione ch’ebbimo gratuiti, si venne alla conclusione che questo seme ci costò meno d’un fiorino l’oncia!

      Venuto il tempo opportuno di dar principio alla azione bacologica di quest’anno, tolto il seme dalla camera d’inverno, si portò alla camera sociale d’incubazione, fornita della stufa Pucci; ma, mentre il seme stava per schiudersi perfettamente, capitò la comare brina a farci quel servigio che sapete.

      Accidentalmente restarono nella camera d’ibernazione circa 10 oncie di seme, perché sopravanzato e questo, dopo 16 giorni fu messo in incubazione, affine di dare ai soci almeno un ricordo della catastrofe avvenuta, e sortiti i bacolini perfettamente, furono distribuiti in minime proporzioni e da questi generalmente s’ebbe un raccolto sufficiente sì da concludere che la prova riuscì benino. – Non trovando quest’anno partite di bachi, e poi di bozzoli nei dintorni, atte a continuare la nostra confezione industriale, si dovette tralasciare di farla ed invece la società si accaparrò buon quantitativo di seme cellulare dal Consiglio d’Agricoltura, si che almeno ogni socio ne avesse un’oncia a testa, lasciando libero pel resto a provedersene ognuno di quello industriale ove crederà meglio. Un altro anno speriamo d’avere in mano buon materiale da continuare felicemente la nostra industria casalinga del seme industriale.

      – Va benissimo; e come entra ciò nella questione dei due giornali?

      – Ecco: giusta il mio vedere miope. L’Agricoltore dice che non tutto il seme della nostra industria bacologica deve essere cellulare, ed in questo ha mille ragioni da vendere, perché avressimo maggiore la spesa che l’entrata, e poi è impossibile averlo in sì gran quantità.

Il Bollettino del Consiglio d’Agricoltura dice, che è poco il seme cellulare ch’esso ora confeziona pel bisogno del paese, e che conviene estendere la confezione, e perciò è necessario un nuovo stabilimento ad hoc. Anch’egli ha mille ed una ragioni, perché non facendolo lui questo seme cellulare, s’è costretti ritirarlo dall’estero con doppia spesa ed assai minor sicurezza sulla bontà della merce.

      – Ma come dar ragione a tutti due?

      – Lasciatemi finire. Nel nostro villaggio si impiegano annualmente circa 200 oncie di seme-bachi. Dandone un’ oncia per famiglia, di quello cellulare, ne occorrerebbero 60 oncie cellulari, lasciando le altre industriali.

      – Va benissimo, e con ciò?

      – Con ciò, in tutto il Trentino, facendo i calcoli ad occhio e croce, ammettendo che almeno un terzo del seme sia cellulare, cosa che ammetterà di buon grado anche l’Agricoltore, ci vorranno almeno 20 mila oncie di seme cellulare, e 40 mila d’industriale. Ora il Consiglio confeziona solo forse la quarta parte di detto seme occorrile, e quindi è necessario che aumenti la sua confezione per venire incontro ai bisogni del paese, liberandolo dal contributo ancor grave che dà all’estero.

      – Per riguardo poi al seme industriale si cerchi di promuovere l’istituzione di società cooperative, come la nostra, animandole magari con sussidi sul fondo seme – bachi, sì da venir anche da questa parte a liberarsi dal seme forestiero d’ogni qualità, e così si verrà a contentare anche l’Agricoltore giornale. – Che ne dite voi?

      – Lo sappiamo noi che quando parla lui, è inutile più discorrere; ci mette lì le cose che pajono belle e stampate, e non sappiamo che dire. Provi mò a dirle queste cose a que’ siori via di Trento, vedremo come la intenderanno….

      – Ci diranno che siamo indietro un secolo !

      – Dicano quello che vogliono di noi, ma si faccia luce in una quistione così importante.

      – Bene; vado a farlo subito. Buona notte.

Rustico giudicariese.

Soggetto produttore:“La Voce Cattolica”, n. 147
Data:27/12/1887
Pseudonimo:Rustico giudicariese
Descrizione:Articolo in in forma di dialogo in cui si discute riguardo al confezionamento del seme bachi.