Dopo le elezioni. – Un nostro abbonato sotto il titolo modesto di due chiacchere ci manda un trattatello sulle elezioni. È in forma di dialogo; come lo dice il suo titolo non ha pretese di sorta, se non quella di illuminare il popolo e difenderlo e premunirlo contro i sofismi coi quali i liberali vorrebbero legarlo al proprio carro e sottrarlo all’influenza del prete. La esposizione piana di quanto il sano criterio suggerisce su questo argomento, crediamo noi possa tornar ad ogni buona causa più utile assai che le rettoriche ampollose declamazioni, perciò noi diamo questi dialoghi tali e quali ci sono offerti, spiacenti solo che il buon pensiero non sia venuto all’autore prima delle passate lotte elettorali. Confidiamo però che tutto non verrà dimenticato prima che ci si offra occasione di mostrare in pratica se furono intesi gli insegnamenti.

Due chiacchere dopo le elezioni.

Dialogo tra un curato di montagna ed il suo

compare Antonio.

Compare Antonio. La è andata benone per loro preti nella elezione dell’altro giorno, non è vero? Per saperlo basta ascoltare i discorsi dei nostri liberalotti, e, dico il vero, che in questi dì ne ho sentite di vecchie e di nuove a spalle di loro sacerdoti.

Curato. Quando si resta scornati vedete, se anche si conoscesse d’aver rotta la testa con santa ragione, non se ne resta persuasi, e non potendo vendicarsi in altro modo, si vien fuori con gli spropostiti a spalle di chi non lo merita. Così è in quest’affare; i liberali volevano imporre al paese i loro candidati, il paese volle contrapporre degli altri e questo per opera dei preti per certo, e l’opera del prete fu coronata almeno in parte da buon esito e perciò ora sono arrabbiati e non trovando che dire sulle persone elette vengono fuori colle calunnie a spalle dei sacerdoti, schiamazzando ai quattro venti che per ottenere quest’effetto i sacerdoti adoperarono tutti i mezzi e tra questi anche di imprudenti e di illegali addirittura.

A. Anzi ho sentito dire che i sacerdoti non arano diritto in questo punto; che vanno fuori del carreggiato; perché essi sono chiamati all’alto ministero di santificare le nostre anime e devono attendere alla loro canonica, alla loro chiesa, al loro confessionale e non impacciarsi di queste brighe del mondo. Che anzi facendo così agiscono proprio contro i precetti di un apostolo, che credo sia S. Paolo, come ho udito proprio jer sera dalla bocca del nostro medico condotto.

C. Sentite, caro compare. Se noi volessimo ribattere ad una ad una le obbiezioni e le calunnie che ci muovono contro i nostri avversarj, ci vorrebbero tante parole e tante citazioni che non finirei così presto e poi, sapete con qual esito? I liberalastri resterebbero sempre tali colle loro false idee in testa e finiranno con quelle; e forse la loro mente si rischiarerà non già alle parole del prete che loro raccomanderà l’anime, ma al lume di quell’ultima candela che verrà abbruciata alla loro agonia. Sicchè è meglio lasciarli dire, e noi continueremo a fare.

A. Ma se loro non si giustificano in questo punto, non sa che tanti ignoranti del popolo credono alle fiabe dei liberali e loro perdono la stima ed il rispetto? Almeno dica a noi qualche cosa in questo proposito, perché data l’occasione possiamo rispondere a questi avversarj dei preti ed in pari tempo possiamo saperci regolare anche in avvenire in questi affari delle elezioni.

C. Oh in questo non mi rifiuto, e voi che intendete ragione perché avete il buon senso ed il buon cuore ancora intatto da’ guasti principj del liberalismo, voi potrete capire tutta la verità e conosciutala sono persuasissimo anzi certo che la seguirete. Perciò sedetevi qui accanto a me e così alla buona senza tante frangie eccomi a soddisfarvi nei vostri desiderj. Per prima voi dite che i nostri liberali vorrebbero vedere il prete ritirato dagli affari delle elezioni, e che si contenti semplicemente dell’acqua santa, o al più di un movimento da lumache dalla canonica alla chiesa ed al letto dell’ammalato, se però vien chiamato, e del resto lo vorrebbero morto e seppellito. Vi dirò in seguito che ciò non va in virtù del suo stesso ministero. Ma per ribattere questo punto mi basta solo prendere in mano la nostra legge civile, e questa vedete dà al prete ogni diritto attivo e passivo come a qualunque altro cittadino. Per togliere al prete il diritto di impacciarsi in elezioni dovrebbero i nostri liberali fare abolire la legge in proposito e farne sostituire un’altra, e in questo caso se vogliono essere conseguenti dovrebbero eliminare il prete anche dal concorrere alle pubbliche spese. Non è giusto? Dal momento che si vogliono togliere i diritti civili al sacerdote, si tolgano loro anche i pubblici balzelli ai quali deve concorrere come qualunque altro. Allora io non avrei nulla in contrario e tutt’al più gridando un’ ultima volta viva la libertà de’ liberali, mi ritirerei nel guscio della mia canonica e dall’angusta finestra me ne starei a guardare i mondani beati d’essersi liberati dall’ingombro pretino. Ma questo, vedete, non avverrà mai, e resterà un pio desiderio di tutti i liberali del mondo, e noi sacerdoti con pieno diritto della nostra legge siamo elettori e possiamo essere eletti.

A. Ma e perché poi tanto si scaldano i liberali a voler privare o proibire i sacerdoti di questo loro importante diritto civile?

C. Eh caro, sono furbi come il diavolo, vedete, i nostri avversarj; ma però questa loro furberia a questi lumi di luce elettrica è facilmente conosciuta. Essi vorrebbero che il prete non s’impacciasse in questi affari, per aver essi solo libero il mestolo da menestrare, e si come solo dai preti loro qualche volta questo vien rotto sul capo, ecco il perché del loro strillare. Se il popolo nostro fosse bene istruito in questi affari elettorali come è istruito in tanti punti del catechismo, per arar diritto non avrebbe bisogno di tanti maestri, ma

per ora non lo è. E siccome come insegna il maestro gli scolari imparano, così se il popolo ha i liberali soli per maestri, diventerà tutto sugli stessi principj liberali, se invece avrà il prete in questo a precettore, i suoi principj al certo non saranno liberali ma strettamente cattolici.

A. Ebbene i sacerdoti istruiscano il popolo in chiesa con qualche conferenza o in altro modo, ma poi restino a casa, non si mettano in queste guerre elettorali.

C. Ma caro il mio compare, sapete voi qual’è il miglior maestro? È l’esempio. Lo dite anche voi alle volte quando slatinate verba movent, exempla trahunt. – E giacchè mi avete nominate guerre elettorali, vi prendo la parola di bocca e ragiono così: che cosa gioverebbe ad un bravo capitano l’avere istruiti nelle manovre i suoi soldati e poi il dì della guerra lasciar ch’essi vadano soli contro l’inimico e lui stare al caffè a bere la birra? Ridete neh? Ebbene è proprio ridicolo il dire che il sacerdote istruisca solo a voce il suo popolo sul diritto e modo di usare del diritto elettorale e poi se ne stia in canonica a discorrersela coi suoi libri ed il suo breviario.

A. Ma senta, sior curato, un’ altro pensiero mi frulla per [la] testa. Non potrebbe il Sacerdote far dirigere questo movimento dalle persone le più istruìte ed intelligenti del paese e che sieno di ottimi principi cattolici?

C. Certamente il curator d’anime, se ha in paese queste brave persone, non deve trascurarle, ma anzi devono essere i suoi ufficiali, ed ove si tenga sicurissimo, notate bene, sicurissimo che da loro sarà ben diretta l’azione elettorale, allora vi concedo che il prete se ne stia a casa tranquillo, ma.. e pur troppo questo ma pesa come il piombo. Ditemi con le dottrine che si insegnano al presente in tante scuole un po’ superiori alle popolari, e specialmente nelle aule universitarie, sapete voi qual gente istruita ci viene a casa? Fatte rare eccezioni escono tanti liberalotti che alle volte fanno sfigurare i liberali di antico pelo – Lo lascio dire a voi. Quanti dopo avere bevuta col latte materno la nostra santissima religione e meglio imparata alle scuole del paese sul nostro catechismo diocesano e dalla voce del sacerdote, fatti gli studii ginnasiali o reali e peggio gli universitari in mezzo al contatto di compagni guasti e licenziosi ritornano a casa loro, e conseguiscono un impiego coi principii cattolici ancora retti? Non è pur troppo vero che nella gran maggioranza questa religione santissima è lasciata in dimenticanza e non si pratica non tanto nella vita intima delle famiglie quanto ancora peggiormente nella vita pubblica? che cosa ne viene? Quello che si vede ogni dì con questi occhi e si sente con queste orecchie, cioè che la maggioranza del laicato istruito segue le idee false dei tempi moderni e contraddice a quelle giuste e sante della loro buona gioventù! E se allora p. e. all’incontrar un sacerdote vedevate lo studente ed il fanciullo fargli di cappello riverente, e grato correre a baciargli la mano benedetta, ora vedete l’uomo adulto e magari addottorato in utroque sdegnarne il saluto e tante volte addirtitura con sguardo altiero o villano disprezzarlo.

A. Pur troppo è verissimo quello che dice Lui signor Curato, ed i tempi non corrono propizi per loro sacerdoti come una volta, ma come si deve fare? sa già, che l’è sempre stato mondo.

C. Sì il mondo è sempre stato inclinato al maligno, e contro questo mondo cattivo sta sempre la Chiesa di Gesù Cristo con la sua legge sempre antica e sempre nuova. Il sacerdote non devia mai dall’insegnamento e dalla pratica della dottrina di Lei ed è in conseguenza di questo che si trova di condannare coloro che fatti uomini non si trovano in giusta regola coi principii religiosi della loro gioventù. Il sacerdote loda ed apprezza solo chi anche in religione può dire di non aver mutato bandiera, e il buon cristiano cattolico alla scuola ed in collegio, è pure tale nella grave carica di padre di famiglia, di medico o di legale e così via.

A. Ma io so di tanti padri di famiglia che ad onta sieno detti liberali, pure affidano i loro figli da istruire a preferenza ai sacerdoti e le figlie alle religiose; segno dunque che non sono tanti i liberali dei principi quanti in religione.

C. È ben qui, vedete, che i liberali stessi si contradicono e mostrano falsissima la via che battono. – Essi come uomini pubblici in ogni occorrenza ed occasione non mancano di bruciare una cartuccia contro il Papa, il Vescovo, il prete; essi tralasciano di praticare quegli esercizi santi prescritti dalla Chiesa di Gesù Cristo e rifiutano i mezzi di salute, e poi li vedete affidare ai sacerdoti i loro figlioli perché loro insegnino ciò che essi contradicono in pratica. – E se poi il sacerdote per il dovere di coscienza inerente al suo ministero sublime condanna nel padre ciò che non può lodare nel figlio che istruisce, ecco dare al prete dell’intollerante o peggio. Vedete ridicolo! il padre pretende che gli sieno passati sotto silenzio o magari tenuti in conto di azioni meritorie tante scapatelle ed errori che egli stesso poi troverebbe da correggere e condannare in un suo figlio che fa i latinucci.

A. E dunque ?

C. Dunque se il sacerdote non si mette framezzo al suo popolo ad istruirlo colla voce ed a precederlo coll’esempio, il popolo verrebbe egualmente istruito da questi apostoli non chiamati e male istruiti. E siccome anche l’affare delle elezioni è in stretto nesso colla religione, come vi dirò domani, così se il prete in questo non si fa vedere con la giusta pratica, ne verrebbero assai tristi conseguenze come pure vedremo. Intanto statemi bene

ed arrivederci.

A. Lo riverisco; dunque a domani.


II.

A. Eccomi sig, Curato fedele alla consegna, e per prima voglio sapere il come le elezioni hanno da fare con la religione come mi diceva jeri sera sulla fine della nostra chiaccherata.

C. Sedetevi, caro Antonio, al vostro posto, ch’io sono subito con voi. – Ogni legge deve portare l’impronta della legge naturale che è la legge eterna scritta da Dio nei nostri cuori; e trattandosi poi di far leggi per noi che siamo e vogliamo essere cristiani cattolici, queste leggi devono di più essere conformi alla legge di Gesù Cristo nostro maestro. – Ora le leggi sono del carattere e stampo di chi le fa. Anni annorum era solo il Re, l’Imperatore coi suoi ministri che faceva le leggi ed allora si diceva che il governo era assoluto; ora invece non è più così, il governo è costituzionale, vale a dire a formare le leggi sono chiamati i rappresentanti del popolo cioè i deputati. Ora se i deputati non hanno bene scolpita nel cuore la legge cristiana cattolica e nettamente e spiegatamente in ogni evenienza non ne praticano gli alti insegnamenti, come volete voi che facciano leggi conformi ad essa? Ogni albero dà i frutti secondo la specie sua, ma se è buono li darà buoni, se cattivo cattivi. – Così è niente più niente meno anche in quest’affare.

A. Ma nei parlamenti si fanno leggi solo che riguardano gli interessi materiali del popolo ed in questo non vedo tanto necessario che i deputati ne sappiano tanto di religione.

C. No, mio caro Antonio, nei parlamenti si fanno leggi che regolano anche gli affari religiosi di un popolo, o meglio tanti affari comuni ossia misti tra lo Stato e la Chiesa; e vedete che se quì il deputato non ha principii giusti intorno alla nostra religione può benissimo concorrere a fare leggi poco buone, anzi cattivissime come successe per il passato. Anzi vi dirò che in un governo cristiano cattolico tutte le leggi fossero anche quelle del tellonio o del finanziere devono portar chiara l’impronta di leggi cristiane cattoliche, e quindi vedete se interessa molto si o no che i deputati chiamati a far queste leggi sieno schiettamente di principi sani ossia abbiano la prima qualità del deputato trentino cioè sia cattolico.

A. Ma di questi uomini cattolici schietti o franchi ne troviamo a josa nel nostro Trentino senza che veniamo a disturbare i sacerdoti, non le pare?

C. Grazie a Dio ve ne sono certo più di quello che sembri a primo aspetto, ma non sono ancora conosciuti dal popolo. Quelli invece che conosciamo ora non tutti ci danno sicurezza in questo affare, e vedete che i loro programmi pubblicati per la stampa non solo non dicono verbo in punto a religione, ma hanno certe frasi indirette che dicono anche troppo contro noi cristiani cattolici chiamandoci gentilmente col nome poco gentile di retrivi.

A. Eppure io conosco delle persone sia tra i medici, sia tra i legali, e più tra i signori possidenti che farebbero benissimo anche come cattolici il dovere di deputati.

C. Ve lo concedo volentieri, anzi vi aggiungo che ne avremmo in abbondanza di sì bravi soggetti, ma per disgrazia sono poco desiderosi di figurare in società e di sacrificare la loro vita in pro della patria. Si contentano d’essere ottimi padri di famiglia, buonissimi amministratori delle loro aziende, coscienziosi giureconsulti nel loro ristretto impiego, ma non sono conosciuti come tali altro che entro il raggio del proprio paese o comune, o tutt’al più nella loro valle ristretta, un nome noto non lo hanno ancora. Spetta a noi vedete di

mettere in luce questi fiori di galantuomini a costo di offendere la loro umiltà, ma intanto a malincuore dobbiamo surrogarli con altre persone più note e più sicure nel punto cattolicismo ed ecco perché ora preferiamo i sacerdoti.

A. Dunque anche Lui sior Curato, sarebbe di opinione di eleggere laici a deputati invece di sacerdoti?

C. Senza dubbio, quando ripeto fossero conosciuti in tutto il collegio elettorale per cattolici franchi e retti. Ma finchè questi non sono ben noti, stiamo a quelli che ci danno maggior sicurezza, ai sacerdoti. Per questo nelle passate elezioni vennero eletti due sacerdoti a deputati dei comuni rurali Trento e Valsugana, e Rovereto, Riva e Giudicarie.

A. Per certo che i sacerdoti ci danno piena sicurezza in punto a cattolicismo, ma oltre a questo i deputati devono essere anche nazionali e buoni amministratori. E sento dire dai liberali che i preti non sono e non possono essere veri nazionali e molto meno non se n’intendono di pubbliche amministrazioni.

C. Vorrei ammettere tutto quello che voi dite, se non fosse una grave calunnia come vi dirò poi. – Per ora mi limito a questa sola osservazione. Col prete deputato abbiamo intanto sicurissimo il punto principale cioè di aver leggi cristiane cattoliche, e già a priori o come dite voi a bella prima tali leggi non portano mai pregiudizio alla nazionalità ed agli interessi materiali. Vi ricordo a questo proposito quello che avete sentito tante volte nelle mie prediche, cioè che Gesù Cristo disse nel suo Vangelo: Quaerite primum regnum Dei et justitiam ejus et haec omnia adiicentur vobis, ch’io al nostro tema traduco a modo mio così: cercate pria di tutto un deputato cattolico, il nazionale e l’amministrativo l’avrete certo in buona giunta.

A. Eppure dica quello che vuole, si ripete da molti che il prete non è e non può essere nazionale.

C. Dicano quello che vogliono i nostri avversari, vi ripeto che dicono e sostengono una menzogna e son quì a farvelo vedere chiaro come il sole di giugno. – Prima però questa parola nazionale dobbiamo spiegarla chiara perché non metta confusioni come già la interpretano male sì in Italia che a Vienna. – Nazionale vuol dire trentino od italiano, non vuol dire niente affatto italianissimo come vogliono intendere a Vienna o ad Innsbruck, né garibaldino né irredentista, ma semplicemente suddito austriaco sì ma italiano trentino, e perciò un deputato tale deve sempre dentro i limiti della legge e della costituzione difendere i nostri diritti di sudditi austriaci ma italiani e quindi non essere impediti a far uso della nostra lingua, che nel paese nostro sieno concessi i pubblici impieghi a cittadini nostri italiani e non già preferiti i non italiani, che gli affari nostri dopo Vienna sieno trattati da noi a casa nostra e non esser messi sotto indecorosa tutela di amministratori parzialissimi facili a fare le parti di leone, cioè che a Trento siavi una Dieta con rispettiva Giunta amministrativa, e che tranne gli introiti diretti in favore dello Stato, que’ della nostra provincia che paghiamo noi invece di passare il Brenner, restino quì da noi pei bisogni nostri ecc. Ora, caro compare, rispondetemi, quanti sacerdoti trovate voi che non sieno nazionali in questo senso?

A. Io come io ne trovo pochissimi anzi non ne conosco pur uno. Ma sento a dire dai nostri liberali questo: cioè che i nostri sacerdoti sono obbedientissimi e devoti al loro Vescovo, e che per non mancare di rispetto alla sua autorità non direbbero o farebbero cosa che a Lui recasse dispiacere. Ma i Vescovi di Trento, continuano a dire, sono per lo più tedeschi o forestieri, e perciò non la pensano come la maggioranza del clero nostro e quindi onde non disgustare il Vescovo il clero rinnega i propri convincimenti nazionali e si mostrano con le parole e coi fatti contrarii ai suoi pensamenti patriotti.

C. Caro compare, mi avete toccato un cantino  a quanto pare, ma lasciatemi dire schiettamente la verità e vedrete che questa apparente obiezione de’ nostri avversarii va a cadere nelle nuvole di volo.

Per prima accetto la lode dei liberali stessi ai sacerdoti di obbedienza e di devozione verso il loro Vescovo, in ciò i sacerdoti fanno l’obbligo loro giurato solennemente il dì che il Vescovo impose loro le mani. Ma non confondiamo, caro mio, le cose. Il sacerdote quando venne consacrato tale non giurò mica di odiare la sua patria o di combatterne i diritti, che anzi da quel momento ne divenne più strenuo campione e più coraggioso soldato.

Se qualche Vescovo di Trento o mettiamo per lo più i Vescovi di Trento sono tedeschi o forestieri, questo per la nazionalità sarà di poco ajuto, ma non già un ostacolo. È cosa questa tutta personale. Volete voi che p. e. un Vescovo tedesco nominato Vescovo di Trento da questo momento rinneghi i propri convincimenti della sua nazionalità diversa anche in politica trentina? Sarebbe come se un nostro avvocato senza dubbio nazionale, dal momento che venisse nominato ministro a Vienna, cessasse d’essere nazionale e rinnegasse i convincimenti sempre avuti verso la sua patria trentina.

Se non lasciate correre questo confronto non siete logico e perciò ragiono così:

Un Vescovo qualunque di Trento tedesco di patria e di principii non fa nulla contro i sentimenti nazionali del suo clero, perché l’esempio del Vescovo che, ad onta della sede, mantiene fedele i suoi principii politici, è un salvacondotto, anzi una lezione continua o parlante per suo clero di restare pur esso fedele ai propri sentimenti nazionali, ed il

Vescovo non disapprova, ma anzi loderà que’ sacerdoti suoi sudditi che francamente professano questi principii patriotti ad onta che sieno per accidente contrari ai suoi, ed invece biasimerà coloro del clero che per conseguire qualche carica od onore nella gerarchia ecclesiastica, rinnegano i propri principii politici e banderuole ad ogni vento rascuotono il giusto guiderdone del comune disprezzo. – Ciò vedete avviene precisamente come dico io, e fatte rare eccezioni, che sempre confermano la regola, ammesso che il Vescovo sia antinazionale nel senso sopranotato, tutto il clero trentino è schietto nazionale senza ombra di mancare al dovere di ubbidienza e di devozione giurata nella sacra ordinazione. I fatti sono là che parlono chiaro da persuadere anche i più restii e senza scandalo di nessuno, tranne forse di qualche pusillo  volontario. –

A. Dica quello che vuole ma i sacerdoti alla fine non sono indipendenti niente affatto in nazionalità dal loro Vescovo, e si vede proprio dai fatti perché eleggono sempre deputati proposti da Lui.

C. Caro il mio Antonio, siete molto novellino in questi affari e vedo proprio che avete bisogno di esserne istruito, voi questo lo asserite in buona fede e vi scuso, mentre i nostri liberaluncoli lo dicono questo tanto sapendo di mentire – Udite dunque attento. – Per prima sappiate che il Vescovo di Trento sia il presente come i defunti di cara memoria mai proposero candidati nelle elezioni. Qualche volta però confesso che ciò fu fatto indi-

rettamente a mezzo cioè di qualche canonico della cattedrale agente in via privata, ma giammai gli elettori elessero questi candidati proposti a meno che non fossero stati ancora di piena confidenza. Vi ricorderò un fatto lucentissimo di indipendenza avvenuto sei anni fa nelle elezioni di Rovereto-Riva-Tione per il deputato al consiglio dell’Impero. Siccome il deputato clericale della legislazione antecedente francamente si mostrò nazionale trentino in modo da disgustare i tedeschi d’Innsbruck, tacciandolo per fino di italianissimo e di garibaldino, questi brigarono tanto da volerlo escluso in una prossima elezione e vi fecero sostituire dai loro potenti emissari in Trento, altro candidato che sebbene trentino e sacerdote pure dava timore di non essere francamente nazionale. Ebbene che cosa fe-

cero gli elettori giudicariesi e compagni? A pieni voti i clericali tutti votarono il loro candidato, mentre il proposto non venne neppur nominato in due sedi elettorali, mentre in una sola ebbe un unico voto! Dunque vi sembrano o no indipendenti i sacerdoti nelle elezioni?

A. Questo per ora è un fatto che parla da se senza commenti; ma una rondine sola non fa primavera, e perciò..

C. Perciò ne abbiamo uno sciame di rondini, quante furono le elezioni passate da un pezzo e specialmente quelle di recentissima data, e lo sarà sempre anco in avvenire perché ora si pensò ad allontanare anche il minimo dubbio in proposito.

A. E in qual modo ?

C. Collo statuto elettorale diffuso nel trentino ed in gran parte già messo alla pratica.

A. Ma questo statuto l’avrà fatto il Vescovo o chi per Lui o sarà una cosa apposta per dar polvere negli occhi e per apparenza d’essere indipendenti.

C. No, carissimo il mio Antonio. Se proprio volete saper tutto, ed è bene che lo sappiate voi e che lo sappiano tutti, lo statuto elettorale fu introdotto per iniziativa di alcuni bravi elettori giudicariesi, i quali a dirlo senza offendere la loro modestia in questi affari sono valorosissimi; e fu anzi approvato dalla Curia stessa vescovile che per suo mezzo venne divulgato in tutta la Diocesi nostra. Già nelle passate elezioni fece buona prova di se come ne abbiamo pubblica testimonianza dai fatti e dalla Voce Cattolica dei 30 maggio p. p. e la farà sempre se ovunque come in Giudicarie sarà messo alla pratica.

A. Avrei piacere che me lo leggesse questo statuto e me lo spiegasse ove non lo intendo bene per vedere se proprio è come mi dice il non plus ultra in fatto di indipendenza. –

C. Non lo ho quì; ma domani lo prenderò con me, e leggerò, e spiegherò finchè volete voi. Vedranno i liberali che se fanno per benino essi gli affari loro, noi non vogliamo però essere troppo lungi dalle loro calcagna…


III.

C. Caro Antonio eccomi, secondo promessa, eccomi a voi collo Statuto elettorale. Ometto la introduzione e la finale che non fanno al caso nostro, perché la prima fa nota la necessità di una organizzazione elettorale cattolica, e la seconda contiene una raccomandazione al clero di tantosto mettere alla pratica i punti di essa. Attendete che io leggo:

Organizzazione elettorale cattolica.

1. «In ogni singola Parocchia sarà tantosto istituito un comitato parrocchiale composto di qualche ecclesiastico e di alcuni secolari di provata bontà ed attività, allo scopo di dirigere e promuovere con tutta energia la scelta degli elettori incoraggiando i noncuranti ed istruendo i meno pratici nel dovere elettorale e così via.

Se in una parocchia esistessero più comuni elettorali, si procurerà che nel comitato parocchiale figurino de’ membri di ciascun comune onde da per tutto si lavori con energia e disciplina.

2. Nominato il comitato parocchiale tosto si riunirà per eleggere dal proprio seno un membro dei più attivi ed intelligenti, il quale deve andare a formare il comitato distrettuale. Questo ha sede nel luogo d’elezione del deputato, viene costituito dai singoli deputati eletti dai comitati parocchiali e dal comitato in loco e presieduto di regola dal M. R. Sig. Decano.

Scopo di questo comitato si è la scelta del candidato deputato il quale deve corrispondere ai desiderii del distretto elettorale; indi dirigere sapientemente e prudentemente l’immediata azione per la elezione del deputato, preparando le schede di questo e quelle della commissione elettorale; conservare la compattezza e la disciplina nel dì della elezione e far sì che tutto concorra al buon esito della causa.

3. Il comitato distrettuale raccolto dietro invito del M. R. Sig. Decano del luogo nomina dal suo seno due membri attivissimi i quali sono chiamati a formare il comitato diocesano.

Questo è presieduto da persona ecclesiastica espertissima in questo affare di elezioni ed assai benevista a tutta la diocesi anche pel suo patriotismo. Scopo di questo comitato si è di raccogliere i desiderii e le proposte dei comitati distrettuali sulla persona del candidato deputato e definirne con precisazione la nomina togliendo eventuali divergenze che potessero nascere nei diversi comitati distrettuali chiamati a nominare assieme un solo deputato. – Dopo ciò il comitato diocesano potrà stabilire quelle norme ulteriori e di tutta pratica, necessarie ad un’ azione comune e compatta onde ne sorta quell’effetto desiderato che si è quello che tutti i deputati eletti realmente rappresentino la gran maggioranza del paese, la quale non v’ha dubbio alcuno, è schiettamente cattolica». Ecco, caro Antonio, in poche e chiare parole, il nostro regolamento elettorale.

A. Ma, per bacco, l’è stupendo! non credeva mai che loro preti fossero capaci di mettere in poche parole espresse chiaramente tutto quello che è necessario per un buon movimento elettorale.

C. Eppure ci dicono retrivi!.. Avete osservato che in questa organizzazione non c’entra né poco né tanto l’autorità ecclesiastica diocesana? Ciò vedete fu fatto appositamente per non portare né pregiudizio a Lei né al paese. I comitati sono indipendentissimi da qualunque influenza, agiscono di propria iniziativa e di propria convinzione, tutt’alpiù possono partecipare all’autorità ecclesiastica diocesana i conchiusi presi sulle persone messe in candidatura per sua norma, e niente più.

A. Ma nelle ultime elezioni i comitati non stettero al loro statuto, perchè ho sentito dire che il comitato centrale fu tenuto a Trento nel palazzo del Vescovo e perciò sotto i suoi occhi e sotto la sua influenza.

C. È vera una cosa, ma sono falsissime le altre. Vero che il comitato pella prima volta fu tenuto in Curia ma fu un puro e mero accidente. Si dovea tenere o in Seminario o in qualche pubblico istituto ecclesiastico, ma nel Seminario non si potè; i chierici avevano i santi Esercizii spirituali e capite anche voi che era uno sturbare gravemente il loro raccoglimento; nel Collegio Vescovile non era luogo opportuno per non incorrere altra nota di servilismo; perciò si pensò meno male il tenere il comitato diocesano in Curia, non però sotto gli occhi del Vescovo il quale in quel giorno era andato a Pergine alla visita di quei pubblici istituti di beneficenza e quindi la sua persona non poteva influire e non influì, ma volle anzi pubblicamente attestare con quest’atto che concede pienissima libertà di agire ai rappresentanti politici del suo popolo. Capite ora sì o no che i comitati tutti sono indipendenti nei loro operati e nelle loro delibere?

A. Ho inteso benissimo; queste cose io non le sapeva e fece benissimo a raccontarmele perché così a data occasione posso rispondere ai liberalotti del mio paese, i quali credono d’esser essi soli gli indipendenti, mentre sono tanti servi umilissimi di qualche capoccia.

C. Solo si desidera che questo ragionamento elettorale venga introdotto dappertutto ed egualmente bene inteso e vedrete che porterà buonissimi frutti sempre. Nelle testè passate elezioni portò già buoni frutti e tutti e tre i candidati proposti pei comuni rurali furono anche in realtà eletti. Vi sono tante parrocchie ove non si è formato il comitato parrocchiale né di conseguenza quello distrettuale, e nel comitato diocesano l’ultima volta non era affatto rappresentato quello di Rovereto. In alcuni distretti lo intesero male ed invece di mandare a Trento a formare il comitato diocesano due delegati mandarono un solo membro come avvenne pel distretto di Riva. In altri luoghi intesero male la parola comitato distrettuale perché ne fecero uno in ogni distretto giudiziario, mentre il comitato distrettuale ha solo la sua sede ove tiensi la elezione del deputato e questo comitato può alle volte abbracciare più distretti giudiziali. Nel comitato centrale tenuto a Trento ai 20 maggio p. p. il comitato distrettuale di Trento avea 6 delegati mentre doveano essere due pel comitato distrettuale di Trento. Erano in giusta regola invece, perchè intesero bene lo statuto, i delegati del comitato distrettuale di Cles i quali erano due e que’ del comitato Distrettuale di Cavalese pure con due delegati ed infine que’ del Comitato Distrettuale di Tione co’ suoi due delegati. – Mancavano perciò un delegato del Comitato Distrettuale di Riva e due di quello di Rovereto, mentre rappresentava illegalmente questo Comitato un delegato del comitato parocchiale di Villa Lagarina. Per cui tutto sommato a Trento per formare il comitato diocesano devono essere presenti i seguenti delegati: 2 pel comitato distrettuale di Trento e 2 per quello di Borgo; 2 per quello di Cles e 2 per quello di Cavalese: due per quello di Rovereto, 2 per Riva e in fine 2 per quello di Tione; in tutto 12 delegati presieduti da persona ecclesiastica pratica in questi affari e benevisa al paese per ogni riguardo, e nell’ ultima seduta era questa rappresentata dal R.mo M.r Don Domenico Baldessari. Tutto questo però ben intendesi vale per i rappresentanti dei comuni rurali. – Per le città poi e per le Borgate chiamate esse pure ad eleggere i loro deputati si dovrebbe modificare lo statuto sopradetto in questo senso che ogni città o borgata avesse un suo delegato proprio che la rappresentasse in seno al comitato diocesano.

A. Ho capito benissimo, ma invece di mandare ogni volta i delegati a Trento non starebbe bene che il Comitato Distrettuale delegasse le due persone di sua confidenza fra quelle che abitano in Trento? Si avrebbero meno spese e forse sarebbe più bene rappresentato il distretto.

C. A proposito vi fu anzi chi voleva che i due delegati del distretto avessero loro sede in Trento, ma questo è contro il fine dello statuto. Se si crede opportuno si può delegare tali persone, ma non si deve. Ed io sono di opinione che i delegati spediti dai comitati distrettuali rappresenteranno sempre meglio i desideri e la volontà degli elettori che quelli che abitano nella città di Trento. Con questo mezzo ancora si toglie ogni pretesto agli avversari per condannarci di dipendenza. Non vi pare?

A. Sì, la pensa benissimo.

C. Dunque resta provato che i sacerdoti ed i clericali sono affatto indipendenti in affari elettorali e che pure i loro candidati sono effetto di questa indipendenza, ed anzi essi pure sono tali nell’adempimento del loro mandato.

A. Io di questo ormai sono persuasissimo, ma resta ancora un’altra qualità da dimostrarsi ed importantissima che deve avere il deputato, e questa si è che deve essere un buon amministratore. Spero che converrà con me che qui i Sacerdoti non se n’ intendono un’acca, è affare proprio dei secolari e quindi almeno per questo bisogna assolutamente escludere il prete da qualunque candidatura a deputato.

C. Non sapete, caro Antonio, che se non vi conoscessi appieno mi fareste dubitare anche voi de’ vostri principii politici? Parlate proprio come foste uno de’ nostri liberali in sedicesimo.

A. Dico a lui queste cose perché appunto le ho sentite dai loro avversarii in questi giorni mille ed una volta e le ho così fitte in mente come fossero cose mie.

C. Ebbene sentite anche qui il mio debil parere, ma che spero finirà col persuadervi in tutto. Vorrei concedere tutto ai vostri avversarj su questo punto e dir loro: sì in questo voi avete la preminenza ed il mestiere del finanziere è bene adempito da voi. Peccato che qualche volta succedono dei patatrach maledetti nelle vostre file i quali proverebbero troppo il contrario. – Ma no; anche in questo punto importante non mi sento di scartare i Sacerdoti.

A. Oh, oh !

C. Ma non dite voi di frequente, intendendo condannare il prete, ch’esso è avaro, troppo amante della roba, e che sa far danari?

A. Vero, ciò si dice da tanti.

C. Ora se il prete sa far danari con la meschina congrua che ha al presente, è segno che sa molto bene la computisteria e conosce pienamente i cespiti delle sue magre entrate da farne conto e le poste d’uscita da ben guardarsene. E se poi vi aggiungessi che tanti sacerdoti in punto ad amministrazioni pubbliche valgono tanto che i laici e forse più che cosa mi rispondereste?

A. Che non credo se non vedo come S. Tommaso.

C. Senza che vi faccia nomi, guardate il cumolo di tante amministrazioni ecclesiastiche e di pubblici fondi diretti da ecclesiastici, ed ove trovate voi mancanze di esattezza, di liquidità e di buona amministrazione? Io p. e. conosco ecclesiastici che in punto a cifre possono sfidare il più bravo finanziere; anzi so che alcuno di loro fu sì bravo economo ed amministratore in grosse aziende da farla in barba ad avversarj laici dei più esperti in modo che non solo salvò dal naufragio amministrazioni deperite e confuse in mano di lai-

ci, ma rivendicò dalle mani municipali ed erariali perfino degli enti intieri giudicati da esperti finanzieri per affatto perduti ed irredimibili.

A. Ma proprio così ?

C. Niente più, niente meno; e poi vengono a dirci che i preti non sanno intendersi di amministrare la cosa pubblica! Resta perciò provato che anche per questo lato si può star sicuri che tra le file de’ Sacerdoti vi sono di quelli che s’ intendono di cose amministrative assai bene; e quindi possono essere i rappresentanti del popolo sedendo come Deputati sia alla Dieta sia al Consiglio dell’Impero.

A. Ma e perché allora…

C. Caro Antonio, ho anche altri affari, per oggi accontentatevi così. Alla prossima occasione ascolterò i vostri perché e cercherò di rispondervi.

A. Ha ragione, Sig. Curato, sono proprio indiscreto. Dunque la riverisco. A un’altra volta.


IV.

C. Vi ho rotto la parola in bocca, caro Antonio; è giusto che io stesso oggi vi inviti ad espormi i vostri dubii, le vostre domande. Volevate ier l’altro sapere perché… perché…

A. Perché i liberali vogliono esclusi ad ogni costo dalle elezioni i Sacerdoti?

C. Non lo capite ancora? È un ritrovato del liberalismo intelligibile ad ogni comprendonio, e per intenderlo basterebbe un po’ di sale in zucca; vogliono escluso affatto il prete per fare a modo loro e perché paventano nel Sacerdote l’unico il solo baluardo contro le loro mire sediziose e perverse.

A. Adesso ho capito tutto, e sono persuasissimo di quello che fin quì m’ha detto. Il Sacerdote vale in tutto e per tutto quanto e meglio di uno altro, e perciò il popolo non si pentirà mai d’aver dato il suo voto a tali deputati. Ora se fosse contento, Signor Curato, avrei delle altre coserelle in proposito di elezioni a dirgli per avere spiegazioni ma temo di seccarlo troppo.

C. No, vedete; quando si tratta di istruire il popolo sia pure anche in affari elettorali, non è mai tempo perso, ed io lo faccio sempre volentieri sapendo di fare uno de’ miei doveri.

A. Se la è così allora senta: Mi pare che i preti s’ingeriscono troppo in questi affari materiali, e tanti tra la buona gente ancora li vedono mal volentieri impacciarsi così da mettere in pregiudizio la loro posizione, e tanti si servono di tutti i mezzi purchè riescano nei loro intenti così che mi pare che alle volte operino imprudentemente ed illegalmente.

C. Mi avete scaricato troppo grano in una volta sul mulino, il mio caro compare; per cui ne prenderò un po’ alla volta a macinare. Dunque ecco la mia risposta alla vostra briccona domanda. In primis se alle volte tanti Sacerdoti s’intromettono molto e moltissimo in questi affari ne sapete la causa? Perché c’è il bisogno per la forte opposizione dei loro avversarii, i quali trionferebbero sicuramente se il prete dormisse e non operasse contro con tutto lo zelo possibile. Dunque quì la colpa non è del sacerdote, ma di coloro che lo tirano pei capegli. – Voi dite in secondo luogo che così facendo il Sacerdote mette alle volte in pregiudizio la sua posizione, e ciò vedete è segno che in quel paese è già pregiudicata la fede, e che qualunque Sacerdote zelante vi capitasse sarebbe a pari condizioni. In questi luoghi vedete non vorrebbero vedere altro che un Sacerdote così detto cane-muto, il quale semplicemente si contentasse della recita del suo ufficio, di dir la S. Messa alle feste e domeniche ad ora comoda, e giammai avesse una parola sugli affari fuori di chiesa o di canonica; che le sue prediche stesse e le sue dottrine non usciscero mai dalla semplice teoria che desse ragione a tutti, novello Don Abondio. – So anch’io che un tale Sacerdote, che i liberali lodano conforme allo spirito del Vangelo, non urterebbe mai con alcuno e non pregiudicherebbe mai la sua posizione, ma di grazia sarebbe poi costui un Sacerdote che adempie tutti i suoi doveri, che fa il bene ed impedisce il male, vero ministro di Gesù Cristo? Cogli Scribi e Farisei e coi profanatori del tempio si trova egli col maestro Divino? O piuttosto non si sente gridar forte al suo orecchio il veh mihi quia tacui ? In quanto a me vedete, le lodi ampollose in questo punto de’ nostri avversarii sono sicuro indizio che tali Sacerdoti non sono in regola coi loro doveri. L’odio del mondo, cioè dei cattivi, è l’tessera della bontà del Sacerdote discepolo di Cristo, il quale disse: che il mondo per prima ebbe in odio Lui stesso.

A. Mi pare, signor Curato, che lo zelo santo gli faccia rosso il viso e difenda troppo calorosamente la sua causa, però non vorrà negare che tante volte qualche Sacerdote usa certi mezzi in queste brighe elettorali poco onorevoli, ma anzi imprudenti ed affatto illegali.

C. Non mi riscaldo, caro mio, né divento rosso, ma dico la verità con franchezza e vorrei che pure i nostri avversarii parlassero conforme loro detta il cuore e non già per farsi belli avanti i loro caporioni. Voi dite che qualche prete usa dei mezzi illeciti, imprudenti, illegali ecc. e sapreste dirmene qualcuno?

A. Eh! subito. Una buona volta si servono della Casa del Signore per le cose mondane, e gridano dal pulpito o dall’altare contro i framassoni, contro i liberali e pubblicamente bollano di scomunicati coloro che non vanno a votare per loro. Questo è successo quasi da per tutto nelle domeniche avanti le elezioni.

C. Bravissimo. Siamo in regola. Qualche prete grida dunque in chiesa contro i liberali, e ciò dite essere malfatto? Dovrà forse il Sacerdote andare in un osteria ove sono i suoi inimici che gridano contro di lui? La chiesa è il luogo del Sacerdote, è quì, se c’è del male nel paese, il luogo di combatterlo, e se il Papa tuona dal Vaticano contro il liberalismo, il prete fa bene a ripercuoterne l’eco dal pergamo e dall’altare. Dite poi che tutti fecero così nei passati giorni. Piano, carissimo, voi o chi ve lo disse, gli avete uditi tutti i preti voi? Avete ascoltate tutte le loro esortazioni nelle passate domeniche? No per certo, ma tutto questo ve l’hanno detto gli altri e questi altri sono proprio i contrarii al prete, e questi contrarii al prete, credete voi v’abbiano detta la pura verità? Sentite; prima di tutto costoro appena si contentano d’una messa bassa le feste e le domeniche ad ora comoda e che sia breve breve, a quella solenne ove si predica ci vanno poche volte, e scommetterei che ben pochi di loro ci furono anche nelle passate domeniche e perciò non avranno ascoltate proprio tutte le prediche sulle elezioni.

A. Ma pure, per dirgliela schietta, anche Lui Sig. Curato, ha parlato troppo forte in proposito e non contento di aver l’altro giorno tenuta la predica alla parocchia sul sacerdozio cattolico, ha spiegato troppo chiaro la pastorale del Vescovo sull’elezioni.

C. Proprio quì vi voleva, caro compare. Io vedete sono un’ombra ambulante, ho solo sano questo pezzetto di gorgozzule per cui mi faccio sentire facilmente anche dai sordastri. I liberali nostri, contro i meriti, mi mettono tra i preti i più fanatici, come dicon loro, in punto ad elezioni, e confesso che in ciò non dormo e valgo almeno per un di loro. Ebbene che cosa ho detto fuor di regola la domenica avanti alle elezioni? Voi che foste presente, se non avete dormito, potete essere buon testimonio. Presi in mano all’Evangelo la lettera dell’Arcivescovo di Vienna e degli altri Vescovi di quella Provincia che il nostro Vescovo ordinava di pubblicare e spiegare al popolo.

A. Benissimo, mi ricordo tutto ma poi…

C. Poi letta che la ebbi e depostala sull’altare così parlai alla buona come il mio solito. Carissimi, avete capito? Il Vescovo dice che ognuno che ha diritto di voto è in obbligo di andare a darlo il voto e di darlo bene. Dunque lunedì, cioè domani, vi sono le elezioni quì nel nostro Comune dal mezzogiorno fino alle ore 1 pom. Forse voi tutti non sapete chi abbia diritto o no; ve lo dirò io, eccovi la lista in ordine alfabetico (e qui la lessi tutta). Dunque venite tutti domani a dare il voto, non vi rincresca mezz’oretta di tempo, è un’ora anche propizia. Dovete poi darlo bene il vostro voto cioè bisogna che andiate d’ accordo sulle quattro persone che dovete eleggere ad elettori eletti. Siccome vi saranno due partiti uno de’ quali è sostenuto dai preti, l’altro da altri, così voi dovete unirvi ad una parte od all’altra. Se volete stare con me, ho piacere, non volete? io non so che dire.

Ecco tutta la mia gran predica elettorale tanto criminosa.

A. Eh proprio le precise parole, mi ricordo benissimo.

C. Ebbene che cosa trovate qui di imprudente? e di illegale?

A. Ha parlato troppo chiaro, non doveva.

C. Ma, benedetto voi, volete che mi volti all’altare per parlare in modo da non essere inteso? Non sapete com’è il popolo? Fraintende a parlar chiaro, volete che intenda a parlare incartato? Ho detto niente più niente meno che quello che diceva l’arcivescovo di Vienna nella sua pastorale, solo che lui parlò da arcivescovo ed io parlai da semplice curato alla buona senza tanti fronzoli.

A. Ma mi hanno poi raccontato che non contento della predica, andò anche in tante case a raccomandarsi pel voto.

C. Ed i miei avversarii non li avete veduti? Forse perché vi andarono perfino il dì della elezione avanti giorno a ritrovare gli elettori ancora nelle oziose piume, o diremo meglio sulla dura paglia? Se non li avete veduti voi, li videro molti. Anzi vi so dire che per alcuni giorni fu un andare e venire continuo, e perfino ci vennero ad aiutarli emissari d’oltre monte e le promesse e le minaccie per avere il voto dagli elettori erano non poche. Ora se tanto era lecito a loro, non lo sarà a noi? Notate però la differenza, io andai da qualcuno neghittoso perché venisse a dare il voto e se volete, a raccomandarmi e niente più, mentre i miei contrarii ci andarono con belle promesse di denaro e con minaccie di esecuzioni; ora giudicate voi chi operava più contro la libertà – se noi retrivi o loro liberali.

A. Eh loro preti vogliono aver sempre ragione, e non vogliono aver mai sbagliato.

C. Vi ammetto anche che qualche sacerdote per troppo zelo o fanatismo abbia dato in qualche imprudenza, vedrete che i liberali lo avranno già pubblicato ai quattro venti, ma se uno avesse sbagliato, si dovrà dire che così han fatto tutti? Vi pare giustizia? Se io volessi far così con loro, avrei ben più ragione, perché avrei da farne un libro delle loro imprudenze ch’essi però chiamano bravure elettorali.

A. Non sono persuaso di questo, perché anche loro sono gente istruita, educata ecc.

C. E capace di farle bene. So p. e. di uno che non per volontà ma forzato, come il Cireneo, dovette votare il loro favore per non avere il giorno dopo il birro in casa. So di un altro in simili panni che per essere certi della scheda consegnata che fosse realmente quella voluta, la bollarono con tre puntini ad uso grand’Oriente . Fortuna pel povero uomo che la scheda tripunteggiata si trovò nell’urna e passò nelle mani della commissione ben istruita in proposito, altrimenti l’esecuzioni erano belle e preparate. So di un terzo che votò contro il creditore ed il giorno dopo si ebbe la disdetta di stabili avuti in affittanza – vi fu perfino chi angariò un sacrestano a suonare il mezzogiorno alle 12 ¾ per ingannare gli elettori clericali a perdere l’ora della elezione ch’ era dalle 12-1, e diffatti uno di loro arrivò solo a votazione chiusa. Ma basta, perché con queste libertà liberali non lafinirei più e ne avrei di belle e brutte, di cotte e di crude.

A. Da quel che vedo in questi affari la va a chi può più.

C. Sì, ma con questa differenza, che il sacerdote vuole che il voto sia dato secondo coscienza, mentre gli altri non lo guardano tanto pel sottile con questa regola del giusto operare.

A. Credo tutto quello che dice, ma il dì della elezione ho sentito dire ch’egli si maneggiò ben troppo.

C. Ho fatto quello che facevano i miei oppositori e senza mancare alle convenienze niente affatto. Voi non sapete bene la storia tutta della nostra attività elettorale qui in paese, ma voglio proprio raccontarvela perché e la sappiate intiera e perché serva di esempio in eventuali simili casi. Sentite. Appena che il comune pubblicò le liste elettorali rendendo avvisati gli interessati che contro quelle restava libero il tempo ai reclami per 8 giorni, tosto e francamente mi presentai in cancelleria per esaminarle. Quivi trovai il caporione del partito contrario per il medesimo fine, ed assieme abbiamo copiata intera la lista esposta. Fatto questo da buoni amici vedete che guerra! Abbiamo passati i nomi de’ singoli elettori per vedere come stessimo con le nostre forze belligeranti e trovammo che poco più poco meno avevamo eguale numero di elettori con una decina di dubbiosi su 73 nomi. La lista del resto era in regola e conforme alle nuove prescrizioni e motivo di reclami non ne trovammo né per una parte né per l’altra. Ora a noi, disse il mio avversario, guardiamo chi è più bravo di guadagnare dei voti certi da una parte e tirarli dall’altra e chi è più attivo a far suoi anche i dubbii. Va benissimo, risposi io, ma guardiamoci da angherie, lavoriamo tutti al nostro scopo apertamente e schiettamente e non facciamo imbrogli di sorte. Venne il dì della elezione e nell’anticamera dell’ ufficio comunale i primi a presentarsi s’intende da sé fummo noi due capi partito. Ritirammo dall’autorità le schede stampate, 37 per ognuno, una più della metà degli elettori iscritti. Ad ogni elettore che capitava esibivamo tant’uno che l’altro le schede e i nomi da scrivervi. –  Alcuni le volevano solo da me, alcuni solamente dal mio avversario. Qualcheduno poi ne prendeva due e vi metteva i nomi che voleva; chi non sapeva scrivere ci pregava di scriverli noi i nomi degli elettori eletti. Ed infine sapete come la è andata? Finite le mie schede ne ritirai delle altre e me ne imprestò perfino il mio avversario che ne avea di più e su 73 elettori se ne presentarono 61; uno venne troppo tardo quando già era chiusa la votazione; due s’astennero dal voto per viste loro proprie; 59 votarono e di questi 47 furono i clericali e 12 i liberali! E questo bel risultato avvenne perché non si volle sforzare la volontà di nessuno e quel ch’è più senza mancare alle convenienze di amici e di parenti e senza pregiudizio di suscitare divisioni o dispiaceri in paese.

A. Ma tutto questo non si fa in ogni luogo come han fatto qui.

C. Ma sapete perché? Perché il popolo non è ancora da per tutto istruito come qui forse sull’obbligo e sul modo di dare il proprio voto. Se tutti sapessero e venissero bene istruiti che nei governi costituzionali come è il nostro, le leggi dipendono dai deputati che noi vi mandiamo e che se noi vi manderemo deputati cattolici e galantuomini gli interessi della nazione saranno sempre tutelati ed in caso diverso verrebbero conculcati, e che il popolo, avendo il diritto di eleggere, vi deve mandare tali deputati e che alle volte dipende da un voto solo di averlo buono o meno; vedrete che sempre correrà alle urne e voterà per la buona causa compatto.

A. Certamente s’io fossi elettore, non mancherei di venire puntualmente e sempre a dare il mio voto, e lo darei ad elettori o a deputati che sieno veramente cattolici e nazionali e bravi amministratori, ma prima di tutto cattolici perché questi sono certo almeno che male non ne faranno. Adesso, sig. curato, abbiamo veduto che cosa dobbiamo fare noi elettori, vorrebbe esser buono ora e dirmi che cosa dovrebbero fare poi i deputati per rappresentare bene il nostro paese?

C. Volentieri, ma è affare un po’ lunghetto ed ora avrei delle altre occupazioni; venite domani e procurerò di dirvi schiettamente come io la penso in proposito, persuaso che tale sarà anche il pensiero dei nostri connazionali. Intanto arrivederci.


V.

C. Veduto dunque i doveri d’un bravo elettore, ora volete sentire quelli d’un bravo deputato non è vero?

A. Sior si, son quì apposta come mi ha promesso jeridì.

C. Prendete questa piccicata di tabacco e sia l’esordio alla nostra altra chiacchierata. La divisa del nostro deputato, e quindi di tutti i nostri deputati trentini, deve essere quella come abbiamo detto da principio di cattolico e nazionale se vuole realmente rappresentare la gran maggioranza e la volontà dei suoi elettori. Ora noi elettori siamo cattolici trentini sotto l’Impero Austriaco, e quindi prima di tutto abbiamo diritto sacrosanto e principalissimo che in tutto sia rispettata la fede nostra e la nostra religione cattolica in teoria e specialmente in pratica in Chiesa, nella scuola e da per tutto; come austriaci vogliamo serbato intatto il vincolo all’impero esclusa qualunque velleità di redenzione, come dicono adesso, come trentini poi vogliamo difesi i diritti nostri nazionali di italiani sia nella scuola, sia nella lingua, sia nelle pubbliche cariche del paese e come corrispondiamo alle pubbliche imposizioni così pure in proporzione abbiamo quei vantaggi che provengono dal governo bene ordinato. Quindi un nostro deputato prima di tutto ed a preferenza di tutto non deve mai dare il voto a leggi contrarie ai principii della Chiesa Cristiana cattolica, ed ove esistessero queste leggi, e per vero pur troppo ne abbiamo, far di tutto perché vengano abrogate. Ho detto sopra contrarie ai principii della Chiesa Cristiana cattolica e non già contrarie al Vangelo come dicono semplicemente i liberali. Il Vangelo lo hanno anche i protestanti ma lo interpretano a loro modo, noi cattolici lo intendiamo il Vangelo come lo intende la Chiesa cattolica unica ed infallibile interprete della Scrittura, e per questo ho detto appositamente principii della Chiesa cristiana cattolica.

Ora un deputato schiettamente cattolico questo punto lo intende subito, vedete, e quando simili leggi sono proposte o da deputati o dal governo stesso, sempre le rifiuta ad ogni costo anche, se ciò potesse darsi, col posporre gli stessi beni materiali o nazionali. Notate bene questo punto che è importantissimo, e che forma proprio il punto di differenza tra clericali e liberali. Se venisse proposta una legge anticattolica, ma del resto assai favorevole negli interessi nazionali e se volete anche materiali, i deputati liberali non hanno il menomo scrupolo a votarla, mentre i deputati cattolici la rifiutano assolutamente sacrificando e patria e nazionalità, se occorresse, perché la religione è il primo punto del loro programma.

A. Ma allora, hanno ragione i liberali a chiamare i cattolici nemici o traditori della patria.

C. Hanno ragione come la avreste voi se diceste che è inimico del corpo chi cerca pria di salvar l’anima, e come se diceste traditore a chi pospone la terra al paradiso! Dio moltiplicasse all’infinito simili nimici e traditori della patria; il mondo camminerebbe meglio d’assai!

A. Eppure anche i liberali si dicono cristiani cattolici, e promettono di non combattere la religione, ma anzi di difenderla perché sanno che senza religione i troni vanno a rompicollo.

C. Delle parole belle ne hanno a josa, ma coi atti poi contradicono. Leggete la storia, e senza leggerla solo ricordatevi la condotta dei nostri deputati con le leggi interconfessionali del 1868. Quivi si videro chiaramente le loro bravure nel difendere la Chiesa Cristiana cattolica.

A. A proposito, non mi ricordo più bene come avvenne la cosa; me la racconti che avrei molto piacere e mi servirà di argomento qualche volta per confondere i nostri liberaluncoli.

C. Eccomi pronto. Dovete sapere pria di tutto che circa l’anno 1867 andò al potere in Austria un ministero liberalastro e volendo seguire in coda l’esempio di altri stati pur lui volle bruciare alcune cartuccie contro la Chiesa Cristiana cattolica. Questa nel nostro Impero per le leggi del 1850 e pel Concordato dei 18 agosto 1855 non godea privilegi, ma pure avea pieni diritti di esistenza e di azione sì che tanto il bene religioso che il materiale prosperava. Volendo forse il Ministero cancellare la triste memoria di Sadova, volle avere una vittoria almeno sulla Chiesa Cattolica e con le leggi di nuova proposta e col richiamare in vigore altre abolite volle distruggere specialmente gli articoli V, VII, VIII e X del Concordato, e questa convenzione stessa da se solo, senza nemmeno interpellare l’altro contraente il Papa, volle dal tutto distrutta. Contro la proposta di tali leggi protestò l’Episcopato Austriaco intiero e naturalmente tutti i cattolici schietti votarono contro la stessa alla Camera dei deputati, ma non così fecero i nostri deputati liberali che pur essi si dicono cattolici.

A. Oh sta roba!

C. Pur troppo, caro mio! E vero che essi si scusarono col dire d’essere stati in buona fede. Ma, io non lo credo. Prima perché se non fossero stati accecati dallo spirito liberalesco, tutti potevano almeno sospettare della perversità di quelle leggi. Di più in secondo luogo videro e sentirono le proteste di tutto l’Episcopato e poi quello che fecero essi coll’andare a prendere consiglio da alti personaggi ecclesiastici (dicon loro) ruteni o che so io, non era già questo essere in mala fede? Il fatto brutto però stà che quelle leggi di data 25 maggio 1868 anticattoliche furono votate anche dai nostri deputati liberali trentini. Per questa votazione tutti i cattolici trentini ne furono dolorosamente attristati, e quando Sua Santità il Pontefice Pio IX nell’Allocuzione tenuta ai Cardinali addì 22 giugno 1868 disse queste parole di condanna: «Vedete in pertanto, Venerabili Fratelli, quanto fortemente sono da rimproverarsi e da condannarsi queste abominevoli leggi del Governo Austriaco, le quali in sommo grado sono contrarie alla Chiesa Cattolica, ai diritti venerandi, all’autorità e divina costituzione della stessa, alla potestà Nostra e di quest’Apostolica Sede, al sopradetto nostro Concordato e perfino allo stesso diritto naturale, un solo dei nostri deputati, sacerdote, si ritrattò e confessò d’aver sbagliato; ed in questo fece ottimamente, ma gli altri non si diedero neppur per intesi e continuarono a vivere tranquilli come se avessero fatto un’opera meritoria. Lo sbaglio è opera facile dell’uomo ma il persceverare nell’errore, e peggio il non voler aver sbagliato ad onta della condanna papale è la……… non voglio dirlo, ma solo dico essere da questo facile lo argomentare benissimo se debbasi fidarsi del cattolicismo dei liberali.

A. Ah così? Non lo sapea bene; ma per bacco la fecero ben grossa in allora questi nostri deputati liberali!

C. Eppure continuano a vantarsi d’essere cattolici! M’arricordo a questo proposito d’aver dette queste ed altre cose sul muso stesso di uno di quei deputati d’allora e se aveste sentito come cercava di difendersi! Gli passai buone tutte le sue ragioni pel suo operato avanti la condanna dal Papa, e quando gli dimandai se almeno dopo questa avesse pure egli condannato ciò che prima avea approvato, rispose che non lo credette opportuno, ed io lo misi a muro conchiudendo: e sarà opportuno a noi cattolici dopo sì begli attestati il dare il voto ancora a loro ?

A. Bella risposta.

C. Ma brutta conclusione, caro mio; perché assicuratevi che un liberale non è mai cattolico sincero e perciò da fidarsene mai e poi mai. Ma basta su ciò, veniamo alla seconda qualità del deputato cioè: deve essere nazionale.

A. Su questo punto sono curioso proprio di vedere che cosa dovrebbero fare i nostri deputati.

C. Intesi bene su questa parola come già ripotemmo più volte, il nostro deputato per questa parte deve con tutto zelo, come per la religione, lavorare anche per la patria, e perciò sempre ed in ogni occasione sostenere e difendere i nostri diritti di cittadini austriaci italiani anzi trentini, e quindi che per noi siano dati que’ medesimi vantaggi in Austria che si concedono ai tedeschi, ai boemi, agli slavi ecc. Perciò non sarà un pretendere mai troppo quando si chiederà di amministrare gli affari nostri da noi stessi senza curatele interessate, e perciò essere giustissima cosa l’avere a Trento una Dieta provinciale con rispettiva Giunta, una Luogotenenza che rappresenti l’Imperatore e che comunichi direttamente con Vienna, un Tribunale di II.a Istanza, che gli impiegati a tutti gli ufficii sieno nel nostro paese di preferenza gli italiani e che parlino l’italiano, che la lingua nei patrii istituti ed ufficii sia l’ italiana, le nostre scuole presedute e condotte da italiani, che la lingua tedesca sia pure usata come oggetto libero, ma giammai che venga a fare la concorrenza alla nostra; ed in questo punto il tedesco qui da noi sia trattato come l’italiano ad Innsbruck. Ora se questi diritti non si possono ottenere tutti d’ un colpo, almeno battere per averli uno alla volta, ma non lasciarsi passar mai occasione favorevole per chiedere e battere con insistenza e magari con importunità; la costituzione ci garantisce questi diritti, dunque per legge ci spettano.

A. Ma tutto questo l’ otterranno poi i nostri deputati ?

C. Ma certo, se a questo mondo il far giustizia significa ancora dare ad ognuno il suo. A Vienna la capiscono finalmente e il ministero presente si mostra abbastanza tenero delle diverse nazionalità di cui si compone l’ impero austro-ungarico, e vedrete che se i nostri deputati con costanza ed unità peroreranno la nostra causa, certo e presto arriveremo alla meta desiderata.

A. Io però non ho tanta fiducia che venga presto il compimento de’ nostri desiderii, è un pezzo che guardiamo in su, ma grazie non ne vedo a piovere.

C. Ma sapete voi quale è la causa principale ?

A. Quale?

C. Perché nel passato dominava in Austria il centralismo cioè l’ elemento tedesco per eccellenza, morte perfetta delle altre nazionalità, dacchè cercava tutto di unire a Vienna, lasciando a mala pena cadere qualche bricciola della lauta mensa alle lontane provincie affamate. Ora avveratosi il proverbio che ora corre il cane, ora la lepre, o meglio: una volta per uno la chiave dell’ avvolto, venne al potere ed a dominare il Federalismo che è il ministero più Naturale all’Austria composta di più nazioni come sorelle confederate a formare la madre comune. L’ idea del federalismo è questa: siccome ogni provincia concorre giusta il numero degli abitanti e della sua ricchezza a portare il peso comune dello Stato, così pure ogni provincia deve averne in proporzione gli utili ed i vantaggi, e già in questo modo da sei anni in qua si concessero molti diritti e vantaggi anche alle nazioni che non sono tedesche.

A. Ma a noi che cosa si concesse ?

C. Pochissimo, ma ciò non provenne mica da Vienna vedete, ma da Innsbruck. Osservate, noi siamo uniti in una provincia sola tedeschi ed ita-liani che formiamo la provincia detta Tirolo.

Ora se tutto quello che il governo concede alla provincia del Tirolo fosse scompartito poi eequamente tra tedeschi ed italiani giusta il numero di popolazione e di censo non vi sarebbe nulla in contrario; ma non succede così: tanto nella Dieta che nella Giunta provinciale noi siamo in un’ ingiusta minoranza e siamo trattati come tanti minorenni; è per questo che noi non vogliamo stare più uniti con Innsbruck e desidereremmo una propria Dieta e propria Giunta con la sede in Trento. Ed è per ottener questa giusta scompartizione e divisione che i nostri deputati devono a Vienna stare uniti e non già dividersi in modo da sedere su tutti i banchi e di sinistra e di destra e del centro. Pel passato ciò avvenne con grandissimo danno de’ nostri interessi. I clericali sedettero alla destra col ministero federalista, i liberali alla sinistra coi centralismi. I clericali giustificavano il loro posto asserendo che il partito federalista era l’unico che favoriva la propria nazionalità, e ciò era verissimo se a Innsbruck non ci avessero poi negato questi favori; i liberali invece si giustificarono col dire che concedendo molto alla Provincia dai federalisti noi abbiamo pochissimo, e che almeno favorendo il centralismo quel poco che avessimo lo avessimo direttamente senza decimazione provinciale. Cosicché avevano ragione e l’uno e l’ altro partito appoggiati all’assioma del d.r Rasa che al mondo la è come se la intende. Perciò io pure la intendo diversamente dagli uni e dagli altri.

A. E come sarebbe ?

C. Di non stare né da una parte né dall’altra. La necessità di legarsi a clubs io non la intendo, si finirebbe sempre coll’esser divisi e col perdere il conseguimento dei desiderii comuni. Invece stare, uniti s’intende, indipendenti e dalla destra e dalla sinistra. Il modo dell’ unione mi pare facile. I deputati nostri sia dei comuni rurali che delle città sono o cattolici nazionali o liberali nazionali. Abbiamo quindi un punto comune ai due partiti e su questo punto si faccia l’ unione. Uniti poi che saranno stiano indipendenti, a sé, o tutt’al più potrebbero unirsi ad altri deputati che versano in eguali circostanze come le nostre.

A. Ma così pochi che cosa faranno ?

C. Faranno di più che essere divisi e legati a club. Chi ha idea di Camere e di deputati, sa che tante volte da pochissimi voti dipende l’esito favorevole o no di una decisione parlamentare. Ora mettiamo il caso che venisse fatta una proposta indifferente pel nostro paese sia per la religione, sia per la nazionalità, ma che dal passare questa proposta o

meno dipenda l’ esistenza o la fiducia del ministero, e che la votazione dipendesse proprio da 5 voti come avvenne l’ altro anno; in questo caso tutto l’affare starebbe in mano dei nostri deputati indipendenti da club sebbene sieno pochi. Allora si vedrebbe il ministero fare il bel viso ai nostri e venir loro incontro con delle belle e buone promesse e tutta l’Austria verrebbe a sapere che anche nel parlamento esistono deputati trentini, i quali come tali fin qui ebbero il non invidiabile vanto dell’ innominato.

A. Non mi dispiace questa sua idea, per me era affatto nuova.

C. Nuova o meno così io la penso, e tutto il mandato de’ nostri deputati trentini toltone la religione, si ridurrebbe a questo: unione ed indipendenza.

A. Ora, sig. curato, ne lo ringrazio di questa chiacchierata, come di lui, e se non gli recasse troppo disturbo verrò ancora ad udirne di simili assai volentieri.

C. Ed io lo farò di buona voglia e risponderò alle vostre domande come meglio saprò, e scioglierò pure i vostri dubbi eventuali. Intanto buona sera e guardatevi dall’aria troppo libera, m’intendete.

Addio.

R.

Soggetto produttore:"La Voce Cattolica", n. 67, n. 68, n. 69, n. 70, n. 71
Data:13/06/1885, 16/06/1885, 18/06/1885, 20/06/1885, 23/06/1885
Pseudonimo:R.
Descrizione:Scritto in forma di dialogo composto da 5 articoli a commento delle elezioni politiche che si erano tenute nell’impero asburgico nel maggio-giugno 1885. Offre un’ importante testimonianza dello sviluppo della vita trentina in un momento in cui il problema della partecipazione politica irrompe in maniera significativa sulla scena pubblica.