Un signore di Dro, reduce dall’America avanti pochi giorni, il quale ci viene descritto siccome uomo intelligente, pratico, positivo di carattere e per educazione, riferiva ad un nostro amico le sue impressioni del nuovo mondo, che a vantaggio di chi volesse approfittarne, ci vengono inviate nel seguente riassunto:

1.° In America, purché si abbia voglia di lavorare, si può viver bene e guadagnar meglio che in Europa; tuttavia conviene anzitutto rassegnarsi a gran privazioni e sacrificii nel primo triennio, fintantoché coll’attività e coll’industria sieno approntate delle abitazioni alla maniera degli europei, chè appena giunti è giocoforza adagiarsi sotto le tende o baracche alla guisa dei zingari.

2.° L’America presente è fatta pei disperati, pella gente di ventura, per quelli in corto dire che qui non hanno un palmo di terra al sole, non già per quelli, che hanno nel proprio paese di che campare discretamente mediante un’assiduo e razionale lavoro.

3.° Che se qualcuno trovasi nella dura necessità di emigrarvi in cerca di miglior fortuna, non vada solo, ma pigli seco tutta la sua famiglia cogli arnesi necessarii alla sua professione, e i vestiti occorrevoli, se non vuole spendere un capitale nel farseli approntare nella colonia.

4.° Il Texas, il Chilì, e gli altri Stati dell’Unione, per ogni riguardo di libertà e di prosperità materiale, sono preferibili al Brasile, ed al Perù, e in generale a tutte le coste del mare, perchè v’infierisce d’ordinario la febbre gialla con una morìa spaventosa.

5.° Ma, lo si sappia alla buon’ora, in America generalmente si potrà fare denari, ma quanto a religione si sta male, la febbre dell’oro è la passione predominante, e l’oro unico Dio. Non parlo d’ individui né di luoghi in particolare; ma solo in generale.

6.° Ora che i Trentini continuano a spargersi in tutto quel vastissimo continente, prima di mettersi in viaggio, ognuno ch’emigra dovrebbe procurarsi una stretta relazione con qualche amico sincero, o parente disinteressato di colà, per mezzo del quale pigliare un giusto indirizzo pel viaggio, (di cui il prezzo varia a seconda della coscienza degl’ingaggiatori) pel contratto della colonia o terra che s’intende comperare o assumere a spese del governo, il quale agevola il meglio che può l’emigrazione, e la favorisce di gran mezzi, e a moltissime condizioni pel dissodamento de’ suoi feracissimi terreni; così si eviterà di mettersi alla discrezione di qualche ingordo lupo, il quale, avido solo del proprio guadagno, potrebbe rovinare le più lusinghiere prospettive senza speranza di rimedio.

Del resto (conchiude lo scrivente, al quale naturalmente lasciamo la responsabilità delle notizie che qui pubblichiamo) nel Texas si vive a carni di bue, di majale, di galline, e selvatici d’ogni fatta, e a prezzi meschinissimi. Figurarsi, che il bestiame è abbandonato a se stesso in quell’estesissime praterie e boscaglie vergini, dove, all’ora che si vende, vien segnato alla maniera dei larici e degli abeti dagli agenti forestali presso di noi, per indicarne il padrone legale.

I guadagni poi dei segantini sono vistosissimi. Ogni uomo che lavori con discreta diligenza e attitudine lungo la nuova ferrovia tra Galverston e New-York guadagna d’ordinario 10 franchi, ma s’egli è sollecito raggiunge anche la somma dai 15 ai 18 franchi al giorno. Né v’è a temere d’essere aggrediti dai selvaggi che abitano la foresta, chè venne rimosso un tal pericolo dal governo della repubblica che provvide ad energiche misure, per cui quegl’indigeni, fieri per natura, messi a confine, riescono affatto innocui ai terrieri novelli. E astrazion fatta dell’umidità, ch’è causa soventi fiate di febbri terzane, l’aria tuttavolta è salubre, le posizioni amene, e smossa quella terra vergine, i prodotti eccellenti, colla sicurezza di vedervi in abbondanza ogni sorta di cereali, abbenchè al presente le carni e la bambagia sieno le principali ricchezze. Vi alligna benissimo la vite e il gelso, giacchè se ne vedono anche adesso di selvatici.

La stessa malsania d’estate viene scongiurata salendo alle alture del settentrione, ove oltre alla frescura godesi a meraviglia uno stupendo panorama con una salute invidiabile.

Insomma quando il rio destino ci trasportasse a quelle parti, il Texas, a mio avviso, dovrebbe avere una preferenza.

Soggetto produttore:“La Voce Cattolica”, n. 18
Data:13/02/1882
Pseudonimo:
Descrizione:L’articolo riferisce il dettagliato discorso tenuto da un emigrante di Dro, rientrato dall’America, precisamente dal Texas, ma con riferimenti anche a situazioni di altre zone del continente americano. Le impressioni dell’emigrato esaltano da un lato le difficoltà di inserimento nel contesto, dall’altro le fortunate condizioni sia naturali che di sostegno del governo locale. L’autore chiude consigliando quella meta come preferibile. L’articolo viene inserito nella categoria dubbi poiché nonostante siano presenti altri articoli guettiani che riportano lettere e impressioni di emigranti dal Texas, la considerazione finale sembra non attribuibile a Guetti che in altri articoli certi sosteneva l’Argentina come miglior meta di emigrazione.